«La fortuna non è un dispositivo di sicurezza»

di Andrea Farinazzo, Responsabile ufficio nazionale Ambiente, salute e sicurezza Uilm nazionale

La Fortuna non è un dispositivo di sicurezza. Uno dei peggiori anni per quanto riguarda le morti sul lavoro. Il 2019, fino ad ora, sta registrando un possibile nuovo aumento degli incidenti rispetto al 2018, che aveva già segnato un rialzo di oltre il 6% di ‘morti bianche rispetto all’anno precedente. Lo scorso anno le denunce di infortunio con esito mortale sono state – secondo dati Inail – 1.133, contro le 1.148 del 2017 e le 1.154 del 2016. Ma nei primi sette mesi di quest’anno le denunce sono state 599, 12 in più rispetto ai primi sette mesi dell’anno precedente. I dati Inail del 2019 – Le denunce di infortunio presentate all’Inail entro lo scorso mese di agosto sono state 416.894, 1.641 in meno rispetto alle 418.535 dei primi otto mesi del 2018 (-0,4%). I dati rilevati al 31 agosto di ciascun anno evidenziano a livello nazionale un decremento dei casi avvenuti “in occasione di lavoro”, passati da 357.737 a 353.316 (-1,2%), e un incremento del 4,6%, da 60.798 a 63.578, di quelli “in itinere”, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro. Ad agosto 2019 il numero degli infortuni denunciati è diminuito dello 0,8% nella gestione Industria e servizi (dai 331.048 casi del 2018 ai 328.546 del 2019), mentre è rimasto stabile in Agricoltura (da 21.621 a 21.627) ed è aumentato dell’1,3% nel Conto Stato (da 65.866 a 66.721). A livello territoriale l’analisi evidenzia una diminuzione delle denunce di infortunio sul lavoro nel Nord-Ovest (-0,5%), nel Nord-Est (-0,7%), al Sud (-1,0%) e nelle Isole (-0,2%). In controtendenza il Centro, che presenta un aumento pari allo 0,7%. Tra le regioni che hanno fatto registrare i decrementi percentuali maggiori spiccano il Molise (-7,2%) e il Friuli Venezia Giulia (-2,6%), mentre gli incrementi più consistenti sono quelli di Sardegna (+2,7%) e Umbria (+1,6%). Il lieve calo che emerge dal confronto dei primi otto mesi del 2018 e del 2019 è legato esclusivamente alla componente maschile, che registra un -0,7% (da 270.751 a 268.973 denunce), a differenza di quella femminile, in aumento dello 0,1% (da 147.784 a 147.921). Per i lavoratori extracomunitari si registra un incremento degli infortuni denunciati del 3,6% (da 51.763 a 53.652), mentre le denunce dei lavoratori italiani sono in calo dello 0,9% (da 350.228 a 346.961) e quelle dei comunitari dell’1,6% (da 16.543 a 16.280). Dall’analisi per classi di età emergono aumenti tra gli under 30 (+2,3%) e tra i 55 e 69 anni (+2,4%). In diminuzione del 2,6%, invece, le denunce dei lavoratori della fascia 30-54 anni, nella quale rientra oltre la metà dei casi registrati.

Un’estate nera – Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto entro il mese di agosto sono state 685, 28 in meno rispetto alle 713 dei primi otto mesi del 2018 (-3,9%). Con la rilevazione dei dati al 31 agosto si registra, pertanto, un’inversione di tendenza rispetto al trend in aumento che aveva caratterizzato i primi sette mesi del 2019 rispetto all’analogo periodo del 2018. La spiegazione di questo calo è legata soprattutto agli “incidenti plurimi”, con cui si indicano gli eventi che causano la morte di almeno due lavoratori. Tra gennaio e agosto di quest’anno sono stati 15, prevalentemente su strada, per un totale di 30 vittime. Nei 15 incidenti plurimi avvenuti nei primi otto mesi dello scorso anno, invece, le morti sul lavoro sono state 61, oltre la metà delle quali avvenute proprio in agosto, un mese funestato dai due incidenti stradali avvenuti in Puglia, a Lesina e Foggia, in cui hanno perso la vita 16 braccianti, e dal crollo del ponte Morandi a Genova, con 15 casi mortali denunciati all’Inail. A livello nazionale, i dati rilevati al 31 agosto di ciascun anno evidenziano 23 denunce in meno per i casi mortali occorsi “in itinere” (da 215 a 192) e cinque in meno per quelli avvenuti “in occasione di lavoro” (da 498 a 493). Il decremento, a livello gestionale, riguarda esclusivamente l’Industria e servizi, con 29 casi in meno (da 617 a 588). Nel Conto Stato, invece, le denunce sono state 10 in entrambi i periodi, mentre in Agricoltura è stato denunciato un caso mortale in più (da 86 a 87). Dall’analisi territoriale si osserva una diminuzione delle denunce di infortuni con esito mortale solo nel Nord-Ovest (da 195 a 174) e nel Nord-Est (da 182 a 159). In controtendenza il Centro (da 129 a 141), e le Isole (da 56 a 60). Stabile il Sud, con 151 casi in entrambi i periodi. A livello regionale spiccano i decrementi rilevati in Veneto (-21 casi mortali denunciati) e in Liguria (-20) e gli incrementi nel Lazio (+18) e nella provincia autonoma di Bolzano (+10). L’analisi di genere, nel confronto tra i primi otto mesi del 2019 e del 2018, mostra un andamento decrescente per entrambi i sessi: 16 casi mortali in meno per gli uomini (da 643 a 627) e 12 in meno per le donne (da 70 a 58).

In diminuzione le denunce di infortunio con esito mortale per i lavoratori italiani (da 589 a 559) ed extracomunitari (da 88 a 82), mentre tra i comunitari si registrano otto casi in più (da 36 a 44).  L’analisi per classi di età mostra decrementi tra gli under 20 (-5 decessi), nella fascia 25-44 anni (-20) e in quella 55-69 anni (-49), a fronte di due morti in più per i lavoratori tra i 20-24 anni e di 46 in più per quelli tra i 45 e i 54 anni. Da un’analisi effettuata dall’ufficio Ambiente Salute e Sicurezza della UIlm Nazionale  in base ai dati Istat con le persone in milioni di impiegati e siamo passati da 24.764.800 del 2012 a 25.508.000 nel 2019, e dalle ore lavorate in miliardi e siamo passati da 42.946.490.300 del 2012 a un primo semestre del 2019 di 21.966.979.800, emergono dati importanti e che fanno delineare una diminuzione percentuale degli infortuni, delle morti sul posto di lavoro, ma un aumento sostanziale delle malattie professionali. Dal 2012 al 2018 in percentuale di infortuni in base alle persone impiegate siamo passati dal 3,01% al 2,53%, per le morti dal 0.0055% allo 0,0044, per le malattie professionali dallo 0.18% allo 0,23. Se lo andassimo ad analizzare in base alle ore lavorate il risultato è il seguente, per gli infortuni siamo passati dallo 0,0017 allo 0,0014, per le morti dallo 0.0000031 allo 0,0000026 e per le malattie professionali dallo 0,00010 allo 0,00013. In merito a tutto ciò, l’ufficio Ambiente Salute & Sicurezza della UIlm Nazionale ha intrapreso un percorso di formazione partito il 25 di ottobre 2018 dal Veneto e chiuso il 17 di Luglio in Liguria. Abbiamo formato 700 Rls su tutto il territorio nazionale, tutto questo ha portato a una coscienza della materia in modo tecnico, le tematiche affrontate sono state molteplici, passando dal ruolo tecnico del Rls, al riconoscimento come figura importante in tutto il percorso della sicurezza sul lavoro, riconoscendogli un ruolo fondamentale, dettato tra scambi di percorsi tecnici con gli R.s.p.p delle unità produttive. Abbiamo creato un sistema di interscambio di problematiche su tutto il territorio nazionale trasferendo la soluzione di un problema verificatosi in una data regione, facendo in modo che tutto ciò non accada in nessun’altra regione.  Ogni giorno abbiamo inviato a tutte le strutture aggiornamenti in merito alla valutazione dei rischi, al documento unico valutazione dei rischi da interferenze, microclima, rumore e movimentazione manuale dei carichi. Nei territori abbiamo trovate persone molto preparate ma con la voglia di apprendere un nuovo modo di fare sicurezza sul lavoro, mettendo il nostro Rls in contatto diretto con gli R.s.p.p, spiegando che quando una determinata operazione non si poteva fare dovevano comunicarlo a loro facendo riferimento alla legge non semplicemente dicendo non si può fare!

Sono stati affrontati i dati degli infortuni su ogni singolo territorio mettendo in evidenza le problematiche connessi agli stessi, cercando di capire quali potessero essere le cause che le hanno fatte scaturire. Abbiamo affrontati il rischio metalmeccanico, attrezzature, rischio elettrico, cadute dall’alto, rischio esplosioni, rischio chimico, agenti fisici, agenti biologici, illuminamento, dpi, alla fine di ogni corso le persone partecipavano ad un test attitudinale dove si coinvolgevano le persone in risposte multiple ma non cartaceo bensì con gruppi di lavoro facendo emergere dubbi e perplessità cosi da scaturire in loro una fonte di dubbio. Abbiamo messo a disposizione di tutti gli Rls due opuscoli digitali “ABC della sicurezza ad uso dei Rappresentanti dei Lavoratori” e L’altro “I Dispostivi di Protezione Individuale”, questi sono stati inseriti anche sulla piattaforma di libreria digitale tecnica, creando un sistema di interscambio di nozioni, in modo che chiunque potesse scaricarlo. Ora sarà importante creare in ogni struttura regionale un referente per ogni provincia cosi da potersi interfacciare, creando i coordinamenti provinciali come richiesto dall’articolo 7 del decreto 81/08. Per noi della UIlm la Sicurezza è una carezza alla vita e come tale dovrà essere insegnata già a partire dalle scuole, perché un domani i bambini di oggi saranno i lavoratori del futuro, dovremmo coinvolgerli in ambito territoriale su progetti di accrescimento della Cultura della Sicurezza. La sicurezza dovrà essere un comportamento di vita quotidiana partendo dalle famiglie in cui tutte e sere dobbiamo ritornare, la vita è un’opera d’arte e gli Rls della UIlm faranno di tutto affinché l’opera non possa mai decadere ma bensì acquisire di valore.

 

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.