venerdì, Ottobre 18

Trasferirsi all’estero per una carriera professionale migliore


Germania, Francia, Svizzera le mete europee preferite. Stati uniti, Australia e Canada i paesi più gettonati oltreoceano. Tutti i numeri del rapporto Randstad Workmonitor

di Francesca Lici

Trasferirsi all’estero per una carriera professionale migliore

Siamo i primi in Europa per propensione agli spostamenti in altri paesi per un maggiore successo professionale. Oltre due lavoratori su tre sarebbero pronti a emigrare se potessero ottenere un avanzamento di carriera e un miglior equilibrio fra lavoro e vita privata (67 per cento), il 3 per cento in più della media globale e il 12 per cento in più di quella europea. Il 64 per cento si trasferirebbe a fronte di un notevole aumento di stipendio (sei punti in più della media complessiva), mentre il 57 per cento alla ricerca di una carriera più soddisfacente (più 4 per cento sulla media mondiale). Questi i risultati dell’ultima edizione del Randstad Workmonitor – l’indagine trimestrale sul mondo del lavoro di Randstad – primo operatore mondiale nei servizi per le risorse umane, condotta in 34 paesi del mondo su un campione di 405 lavoratori di età compresa fra 18 e 67 anni per ogni nazione, che lavorano almeno 24 ore alla settimana e percepiscono un compenso economico per questa attività.

Analizzando le mete di destinazione, quasi un italiano su due si trasferirebbe in un paese europeo: in cima alle preferenze c’è la Germania (9%), seguita da Francia, Svizzera e Spagna (8%), Regno Unito (7%), Austria (4%), Belgio (3%), mentre al di fuori del continente le mete più ambite sono Stati Uniti (6%), Australia (5%) e Canada (3%). A livello globale, sono gli Stati Uniti a raccogliere più preferenze, col 10% delle scelte, seguiti da Germania (8%), Regno Unito (7%), Australia (7%), Canada (6%), mentre soltanto il 3% dei lavoratori mondiali emigrerebbe in Italia. La consapevolezza di un mondo del lavoro sempre più globale si riflette nell’apertura ai lavoratori stranieri. All’80 per cento degli italiani piace lavorare con persone di diverse culture e quasi tre dipendenti su quattro ritengono positivo assumere personale dall’estero se mancano le competenze necessarie, ma la percentuale scende al 60% se si propone l’inserimento di stranieri per sopperire alla mancanza di manodopera. I giovani sotto i 25 anni sono il segmento meno favorevole alla presenza di dipendenti stranieri, soprattutto se qualificati, con percentuali lontane dalla media nazionale (rispettivamente 73%, 59% e 51%).

«L’elevata propensione a spostarsi all’estero per dare una spinta alla propria carriera testimonia l’intraprendenza e la consapevolezza da parte degli italiani di un mondo del lavoro sempre più globale, ma rappresenta anche una spia di allarme sulle opportunità offerte dal mercato italiano – dice Marco Ceresa, amministratore delegato Randstad Italia – Quasi un italiano su due, il 49%, preferirebbe emigrare piuttosto che cambiare carriera, e ben il 57%, l’incidenza più alta in Europa, sarebbe disposto a trasferirsi in un altro paese su richiesta dell’azienda pur di conservare il posto di lavoro. Un’eccessiva emigrazione dei profili migliori però rischia di tradursi in un impoverimento sociale ed economico del paese. Per evitare questo rischio le imprese devono migliorare le loro strategie di attrazione dei talenti, con piani di carriera, formazione e valorizzazione delle competenze, coinvolgimento dei dipendenti in progetti stimolanti, offrendo equilibrio fra lavoro e vita privata». Ma non sogniamo soltanto una carriera professionale lontano da casa. Potendo scegliere, il 72 per cento dei nostri connazionali vorrebbe trovare impiego in un’azienda facilmente raggiungibile a piedi o in bicicletta, quattro punti sopra la media globale. Un risultato in parziale controtendenza con le altre risposte, che si spiega anche con una crescente attenzione alla sostenibilità.

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