lunedì, Settembre 16

Se difendi l’ambiente rischi la vita. Più di tre attivisti a settimana uccisi nel 2018


Dallo studio di Global Witness la classifica dei Paesi più pericolosi: 43 morti nelle Filippine, 24 in Colombia, 23 in India

di Francesca Lici

se difendi l'ambiente rischi la vitaSe difendi l’ambiente rischi la vita. Nel 2018 più di tre attivisti sono stati uccisi ogni settimana. Più di tre persone hanno perso la vita solo perché impegnate a difendere l’ambiente. La media emerge dal rapporto annuale sugli attacchi contro i difensori dell’ambiente e del diritto alla terra, pubblicato nei giorni scorsi dalla Ong «Global Witness». Lo studio parla di 164 ambientalisti uccisi nel 2018, e dei molti «messi a tacere con altre tecniche, come arresti, minacce di morte, azioni legali e campagne di diffamazione». E’ nelle battaglie contro le industrie minerarie che il maggior numero di persone (43) ha perso la vita, ma lo scorso anno è anche stato quello che ha visto crescere il numero di uccisioni legate alle lotte per il diritto all’acqua. Nel 2018 sono state 17, erano state quattro l’anno precedente.

«Global Witness» ritiene che le forze di sicurezza degli Stati siano responsabili di almeno una quarantina di massacri, altri sono attribuite a compagnie di sicurezza privata e sicari. Tra i Paesi con il più alto numero di vittime c’è la Colombia (24), l’India (23) e il Brasile (20), precisando che l’America Latina è stata lo scenario di oltre la metà degli assassinii, e che l’aumento più consistente si registra in Guatemala (16 morti, cinque volte più del 2017). «La criminalizzazione dei difensori della terra però non è confinata al Sud globale – precisa Global Witness – Nel Regno Unito tre manifestanti anti-fracking sono stati oggetto di condanne draconiane».

La maglia nera, tuttavia spetta alle Filippine, dove sono stati 43 gli attivisti assassinati. «Nel marzo 2018, il governo delle Filippine ha dichiarato che ero una terrorista. Avevo apertamente denunciato le violazioni dei diritti della popolazione autoctona del mio paese natale – dice Victoria Tauli-Corpuz, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni – per mesi ho vissuto sotto minaccia e non avevo alcun modo di tornare a casa. Anche se più tardi il mio nome è stato soppresso dalla lista, i rappresentanti del governo continuano a lanciare false accuse contro di me». «È un fenomeno che si può osservare ovunque nel mondo: i militanti ambientalisti sono dichiarati terroristi, arrestati o perseguiti legalmente – conclude Tauli-Corpuz- semplicemente perchè hanno difeso i loro diritti o perché vivono su terre che fanno gola ad altri».

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.