lunedì, Settembre 16

A quale università iscriversi? Il Censis stila la classifica


Un aiuto per dissipare i tanti dubbi dei giovani che hanno deciso di intraprendere gli studi negli atenei. L’Alma Mater di Bologna sempre al top

di Giancarlo Narosi

A quale università iscriversi?A quale università iscriversi? Dove andare a studiare. La scelta non è mai facile. Tante sono le variabili che influiscono sulla scelta definitiva dell’Università da frequentare. La classifica stilata dal Censis – che tiene conto dei servizi erogati degli interventi in favore degli studenti, delle strutture disponibili, delle comunicazioni e servizi digitali – può sicuramente aiutare a dissipare dubbi e individuare con consapevolezza il percorso di formazione.

Tra le novità introdotte nell’elaborazione dell’Istituto di ricerca quest’anno si trova anche l’occupabilità dei laureati delle università statali, il grado di soddisfazione per i servizi (aule, biblioteche, postazioni informatiche) di chi ha già frequentato l’ateneo, una mappatura di quelli che dispongono della carriera alias, ovvero uno strumento Lgbt-friendly per agevolare le persone in transizione di genere (ad oggi hanno aderito 42 atenei statali su 58).  A questa classifica si aggiunge il ranking dei raggruppamenti di classi di laurea triennali, dei corsi a ciclo unico e delle lauree magistrali biennali secondo la progressione di carriera degli studenti e i rapporti internazionali.

Per il quarto anno consecutivo, nell’anno accademico 2017-2018 si è registrato un aumento delle immatricolazioni. L’Università è stata scelta dal 47 per cento dei 19enni. Sono i gruppi disciplinari economico, ingegneria industriale e dell’informazione ad assorbire le quote più alte di matricole. Ma la distribuzione non è omogenea sul territorio nazionale. Sono aumentati gli iscritti negli atenei del Nord (Nord-Ovest +3,2% e Nord-Est +4,1%), mentre sono diminuiti quelli degli atenei del Centro (-1,2%) e del Sud (0,1%). La flessione del Mezzogiorno si inquadra nell’elevata percentuale di studenti in mobilità extra-regionale. Nell’ultimo anno più del 23 per cento è andato a studiare in una regione diversa da quella di residenza, a fronte dell’8,5 per cento dei colleghi settentrionali e del 10,8 per cento di quelli residenti nelle regioni centrali.

Tra i mega atenei statali (con oltre 40mila iscritti) mantiene la prima posizione in graduatoria L’Alma Mater di Bologna, con un punteggio complessivo pari a 90,8. Segue quello di Padova (88,7). Al terzo posto si trova l’Università di Firenze (86,3), che, pur incrementando di 3 punti l’indicatore relativo alla dotazione di strutture per gli studenti, scende di una posizione. La Sapienza di Roma è stabile al quarto posto (84,3), inseguita dall’Università di Torino (83,0), che sale dal settimo al quinto posto e supera Pisa (82,5), che retrocede al sesto. Ultima tra i mega atenei statali è l’Università di Napoli Federico II, preceduta da quella di Catania. L’Università di Bari è terzultima e sostituisce la Statale di Milano, che guadagna una posizione.

Tra i grandi atenei statali quello di Perugia è ancora al vertice della classifica con un punteggio complessivo pari a 91,2. Tiene la seconda posizione l’Università della Calabria (90,2), che vede aumentare di 4 e 3 punti rispettivamente gli indicatori relativi alle strutture per gli studenti e all’internazionalizzazione. Mantengono la terza e la quarta posizione gli atenei di Parma e di Pavia. Al quinto posto si afferma l’Università di Modena e Reggio Emilia (87,3), che rimpiazza l’ateneo di Cagliari, scivolata in nona posizione- Al sesto posto c’è l’Università di Salerno, che guadagna otto posizioni grazie agli incrementi dei punteggi per borse di studio, strutture, servizi digitali. Penultima tra i grandi atenei è l’Università di Roma Tre. Chiudono la classifica, con il punteggio ex aequo di le Università della Campania e di Chieti e Pescara.

E’ quella di Trento a guidare la classifica dei medi atenei statali (da 10mila a 20mila iscritti), con un punteggio complessivo pari a 97,0. Con un incremento di 9 e 7 punti rispettivamente negli indicatori relativi alle strutture per gli studenti e all’internazionalizzazione, l’ateneo guadagna due posizioni rispetto allo scorso anno e rimpiazza l’Università di Siena, che passa al secondo posto con 95,3 punti. La terza posizione è condivisa dalle strutture friulane: l’Università di Trieste e quella di Udine ottengono lo stesso punteggio di 91,2. Sono entrambe in ascesa. Invece scende dalla seconda alla quinta posizione l’Università di Sassari, penalizzata dalla perdita di 12 punti nell’indicatore sulla internazionalizzazione. Chiudono il ranking, rispettivamente all’ultimo, penultimo e terzultimo posto, l’Università di Napoli L’Orientale, l’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro e l’Università di Napoli Parthenope.

Nella classifica dei piccoli atenei statali (fino a 10mila iscritti) primeggia anche quest’anno l’Università di Camerino, con un punteggio complessivo pari a 93,0. Anche la seconda e la terza posizione restano invariate: Foggia (82,2) e Cassino (82,0). Il quarto e il quinto posto sono occupati dalle Università della Basilicata (81,3) e dell’Insubria (80,5). In penultima e ultima posizione ci sono rispettivamente l’Università del Sannio e l’Università del Molise. Tra i Politecnici, il primo è quello di Milano (con un punteggio complessivo pari a 95,8), al secondo quello di Torino (91,5), che fa retrocedere in terza posizione lo Iuav di Venezia, seguito dal Politecnico di Bari, che chiude la classifica.

Tra i grandi atenei non statali con oltre10mila iscritti in prima posizione c’è anche quest’anno la Bocconi (96,8), seguita dalla Cattolica (87,4). Tra i medi (da 5mila a 10mila iscritti) la Lumsa si colloca in prima posizione (90,0), seguita dalla Luiss (89,8), mentre lo Iulm è al terzo posto (83,0). Tra i piccoli (fino a 5.000 iscritti) la Libera Università di Bolzano continua a occupare il vertice della classifica (con un punteggio complessivo pari a 102,4), seguita dalla Liuc Università Cattaneo (91,0) e dall’Università Roma Europea (83,6), che passa dalla ottava posizione dello scorso anno alla terza. Chiude la graduatoria l’Università Lum Jean Monnet, preceduta dall’Università della Valle d’Aosta.

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