Consumeremo più aria condizionata. E aumenteremo i gas serra

Lug 15, 2019

Lo studio sul clima dell’università Ca’ Foscari di Venezia evidenzia un circolo vizioso che va spezzato attraverso serie politiche di riduzione dei consumi energetici
di Francesca Lici

Consumeremo più aria condizionata.In assenza di politiche mirate ci affideremo sempre di più ai condizionatori per adattarci ai cambiamenti climatici, ma così facendo produrremo sempre più gas serra. E’ un circolo vizioso da evitare quello che emerge dallo studio italiano, da poco pubblicato su Environmental Science and Policy.

Frutto del lavoro del gruppo di ricerca congiunto Ca’ Foscari Cmcc del progetto Energya, finanziato dallo European Research Council della Commissione europea, la ricerca è stata guidata dalla professoressa Enrica De Cian, della prestigiosa università di Venezia e ricercatrice del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc). Lo studio analizza per la prima volta le dinamiche di adozione degli impianti per l’aria condizionata e degli isolamenti termici per raffreddare gli ambienti in 8 paesi, di cui 5 europei, da oggi al 2040, combinando i dati di un sondaggio condotto dall’Ocse su un campione di famiglie con dati climatici. Oltre alle differenze regionali nei singoli Paesi, e all’impennata nelle città, lo studio evidenzia che, più del reddito, una delle componenti essenziali per scegliere di dotarsi di un condizionatore è la ricchezza del nucleo familiare. Determinanti anche la presenza di soggetti a rischio nelle abitazioni, come bambini e anziani. Altri fattori che giocano un ruolo rilevante sono la tipologia, la proprietà e lo stato dell’abitazione nonché la consapevolezza ambientale del capo famiglia, e l’abitudine a mettere in pratica comportamenti di risparmio energetico.

«Gli europei hanno tutto una bassa propensione a installare e usare l’aria condizionata nelle loro abitazioni (20 per cento in Europa), rispetto a paesi come Giappone (90 per cento) e Australia (72 per cento) che arriveranno al 100 per cento nel 2040 – spiega la professoressa Enrica De Cian –  Ovviamente le differenze climatiche e culturali dei diversi paesi europei e delle loro regioni, portano a percentuali di adozione attuali e future molto diverse». A fronte di un aumento medio del 4.3 per cento del numero di persone che avranno un condizionatore tra il 2011 e il 2040, nei 5 paesi europei analizzati, lo studio evidenzia come questo aumento sia in maggior parte dovuto all’urbanizzazione rispetto al clima. L’Europa è molto in ritardo con i suoi impegni di riduzione dei gas serra. Se è vero che i nuovi edifici consumano in media il 40 per cento in meno rispetto a quelli vecchi, nel vecchio continente solo l’1 per cento degli edifici è di questo tipo e diventa quindi essenziale il disegno di politiche mirate per ridurre i consumi energetici.

«Migliorare l’isolamento termico degli edifici attraverso l’adozione di codici di costruzione è tra gli strumenti politici più efficaci per ridurre il consumo energetico residenziale e in particolare le esigenze di raffreddamento – spiega Filippo Pavanello, coautore dello studio – Le politiche dovrebbero anche puntare a sensibilizzare l’opinione pubblica, perché dimostriamo che la coscienza ambientale è un elemento determinante nello scegliere di installare o meno un condizionatore e scegliere la sua frequenza di utilizzo».

 

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