sabato, Luglio 20

Sempre di meno e più vecchi. Nel 2050 saremo 58milioni. Parola di Istat


Le stime dell’Istituto nazionale di statistica quantificano il crollo demografico: a metà secolo la popolazione italiana potrebbe scendere di oltre due milioni

di Al. Van.

sempre di meno e più vecchi istatA metà secolo saremo di meno e più vecchi. Il calo delle nascite, l’invecchiamento della popolazione, la perdita di residenti che si sta consolidando ormai da qualche anno, condurrà il Paese a perdere 2,2 milioni di abitanti entro il 2050. Dal 2015 ad oggi siamo già quattrocentomila in meno. E’ un declino demografico costante, basti pensare che sono stati 439mila i bambini iscritti all’anagrafe lo scorso anno, 140 mila in meno rispetto al 2008, mentre i decessi sono aumentati di 50mila unità rispetto a undici anni fa. «Una recessione demografica – spiega Gian Carlo Blangiardo, presidente Istat – di cui si ha memoria nella storia d’Italia solo risalendo al lontano biennio 1917-1918, un’epoca segnata dalla grande guerra e dai successivi drammatici effetti dell’epidemia di spagnola».

Le stime dell’Istat – contenute nel rapporto annuale 2019 – prospettano una leggera contrazione della popolazione italiana (da 60,4 a 60,3milioni) tra il 2019 e il 2030, mentre indicano un calo decisamente consistete entro la metà del secolo, quando da nord a sud dello stivale si potrebbero contare soltanto 58,2 milioni di persone. «D’altra parte non va dimenticato – si legge nel rapporto – che i meccanismi demografici che sottendono un’ipotesi di regresso numerico sono già largamente impliciti nella struttura per età di oggi. Basti pensare che le generazioni del baby boom degli anni ’60 dello scorso secolo sono ormai sostanzialmente uscite dall’intervallo delle età riproduttive e si accingono a entrare nella terza età. Tale passaggio, destinato a combinarsi col persistere delle tendenze all’allungamento della sopravvivenza e al calo della natalità si configura come una determinante fondamentale nel dar vita al massiccio invecchiamento demografico che si affaccia incombente nel futuro della popolazione italiana».

Nel 2050 la quota di ultra sessantacinquenni sul totale della popolazione potrebbe aumentare rispetto al livello del 2018 (23 per cento) tra i 9 e i 14 punti percentuali. Mentre la percentuale di popolazione di età compresa tra i 0 e i14 nel migliore dei casi anni potrebbe mantenersi stabile al 13,5 per cento, ma anche scendere al 10,2 per cento. La quota dei 15-64enni sembra verosimilmente destinata a ridursi al 54,2 per cento del totale, con un calo di circa dieci punti, che equivale a oltre 6 milioni di persone in età da lavoro in meno rispetto a oggi.

Cambiamenti con ricadute tutte da decifrare sul potenziale di crescita economica, sull’organizzazione dei processi produttivi, sulla struttura e qualità del capitale umano. E poi sul welfare. «Se oggi – si legge nel rapporto Istat – garantire assistenza dignitosa a quasi 14 milioni di ultra sessantacinquenni sembra, oltre che doveroso, ancora possibile, è opportuno interrogarsi se e come saremo in grado di soddisfare la stessa domanda anche solo tra vent’anni, allorché gli anziani saranno saliti di altri 5 milioni e gli ultra novantenni, oggi circa 800 mila, sono destinati a salire di oltre mezzo milione nei prossimi vent’anni e, al loro interno, persino gli ultra centenari, attualmente 14mila, dovrebbero superare le 50mila unità».

 

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