martedì, Maggio 21

La disoccupazione nel Lazio. Più di 500mila i senza lavoro


Maglia nera per il terziario, il lavoro autonomo e quello femminile. Regge l’agricoltura

di Maria Teresa Cinanni

La disoccupazione nel lazioCresce la disoccupazione nel Lazio. Nel 2018, infatti, l’esercito dei senza lavoro è salito di 15 mila unità rispetto al 2017 sfiorando così il valore di 300 mila, ovvero il 10,8% del totale nazionale (pari a circa 2,75 milioni). Dato destinato a salire ulteriormente se ai disoccupati in senso stretto si aggiungono le forze di lavoro potenziali, coloro cioè che non cercano lavoro ma che sarebbero disposti a intraprendere un’attività lavorativa e coloro che – pur essendo alla ricerca di impiego – non sarebbero disposti a cominciare a lavorare nell’immediato. Questi ultimi, pur essendo diminuiti lo scorso anno di oltre 13 mila unità, raggiungono comunque le 240 mila unità che, sommate al numero dei disoccupati, significa ben 538,2 mila cittadini senza lavoro nella nostra regione. A dirlo un dossier della UIL del Lazio che, insieme all’istituto di ricerca Eures, ha analizzato la situazione del lavoro nella nostra regione.

A farne le spese sono soprattutto il terziario (-0,3% nell’ultimo anno) e il lavoro autonomo che nell’ultimo quinquennio cala vertiginosamente del 7,4% (-3,3% in Italia). Il viterbese (-10%), l’area pontina (-2,7%) e l’area metropolitana della Capitale (-2,4%), le zone più colpite secondo lo studio. Ad essere penalizzate sono soprattutto le fasce di età comprese tra i 25 e i 34 anni e tra i 45 e 54 anni, il cui tasso specifico di occupazione registra nell’ultimo anno una contrazione pari rispettivamente a 1,3 e 0,3 punti percentuali.  Sembrano avere maggiore stabilità occupazionale invece la fascia 35-44 anni e i lavoratori over 55. L’analisi di genere, pur mostrando un lieve miglioramento del tasso di occupazione femminile (+0,2%), continua però a segnare uno scarto di quasi 16 punti rispetto a quello maschile, differenziale che raggiunge picchi di 27,1 punti a Latina e 23,5 punti a Frosinone, province in cui l’indice di occupazione femminile è particolarmente basso.

Piccoli segnali di speranza arrivano dall’industria (+2,8% di occupati nel 2018 rispetto al 2017) e dall’edilizia (+2,2% nel 2018) che, dopo l’emorragia di posti di lavoro che ha caratterizzato l’ultimo decennio, sembra poter tirare un sospiro di sollievo. Si tratta prevalentemente di un aumento collegato al recente dinamismo del mercato immobiliare: la contrazione dei tassi di interesse e la frenata dei prezzi delle abitazioni del biennio precedente hanno favorito le compravendite (+3%) e, di conseguenza, il bisogno di manodopera e di interventi di ristrutturazione edilizia.

“Un segnale positivo soprattutto per un settore fortemente e a lungo penalizzato dalla crisi – ha commentato la Uil del Lazio – ma non c’è da essere ottimisti. L’edilizia ripartirà davvero quando ripartiranno le grandi opere, le infrastrutture di questo Paese. Sono questi i veri campi d gioco per riemergere economicamente, non certo le ristrutturazioni delle abitazioni private che, ben vengano, certo, perché impediscono al settore di soccombere e permettono ai lavoratori di sopravvivere, ma con i piccoli interventi non si rilancia l’economia”. Qualche spiraglio di fiducia arriva anche dal comparto agricolo che registra nel 2018 un aumento di 1.600 lavoratori ed è l’unico settore ad avere il segno più durante tutto l’ultimo quinquennio. Ma è anche il settore che registra il più alto incremento di incidenti sul lavoro nell’ultimo biennio. Nonostante l’agricoltura caratterizzi buona parte dell’economia soprattutto pontina, non riesce da sola però a far da traino all’occupazione del territorio. La provincia di Latina, infatti, è quella che nel 2018 presenta l‘andamento più preoccupante a livello regionale: il tasso di occupazione passa dal 55,1% del 2017 al 53,4% nel 2018 e l’indice di disoccupazione aumenta in un anno di 2,7 punti percentuali.

 

 

 

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