lunedì, Giugno 17

Operazione antiracket nella Capitale. Dieci arresti


Scoperte tre bande tra Centocelle, Montesacro, Tivoli e Anzio. Interessi settimanali fino al 15 per cento e maggiorazioni per ogni ritardo nei pagamenti

di Al. Van.

Operazione antiracket nella CapitaleRoma. Tivoli. Anzio. Assume la forma di un triangolo criminale l’operazione che ha condotto la squadra mobile della Polizia di Roma a scoprire – grazie all’operazione «Figuranti» – tre bande di usurai che operavano nella Capitale e nel suo hinterland.

Al termine dell’attività investigativa coordinata dal gruppo reati contro il patrimonio della Procura della Repubblica di Roma, sono finiti agli arresti dieci persone (cinque in carcere e altrettanti ai domiciliari) con le accuse di estorsione, associazione a delinquere finalizzata all’usura ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria. Altre cinque persone risultano indagate fra cui un uomo con legami familiari con la ‘Ndrangheta.

Gli arrestati prestavano soldi a tassi di usura, che variavano dal 10 al 20 per cento a settimana e in più facevano pagare ai malcapitati una ulteriore maggiorazione del venti per cento per ogni ritardo nei pagamenti. Un incubo per circa quindici vittime accertate tra piccoli imprenditori, commercianti, disoccupati e persone in difficoltà economica. Una di loro è stata pestata di botte finendo in ospedale con una prognosi di trenta giorni. Un’altra invece è Marco Baldini. L’ex dj, storica spalla di Rosario Fiorello, sentito dalla polizia circa un anno fa, come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare, in un’intercettazione dell’agosto 2017 chiedeva più tempo al suo aguzzino per pagare il debito. Intanto gli investigatori sospettano e temono che il numero delle persone cadute nelle maglie dei «cravattari» che siano molte di più.  Montesacro e Centocelle erano i quartieri dove operavano criminali romani. Ma al vertice dei tre gruppi c’erano altrettanti capi, un pregiudicato calabrese di 53 anni e due romani incensurati di 56 e 51, c’era poi un contabile e un mediatore che si occupava – prima da vittima e poi come appartenente del gruppo – di tenere i contatti con gli altri. Proprio quest’ultima figura ha permesso agli investigatori di scoprire le tre bande decapitandone i vertici.

 

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