La previdenza complementare al traguardo dei venti anni

Apr 1, 2019

I fondi pensione possono vantare alle spalle una storia piuttosto lunga, ma i passi da compiere per incentivare le adesioni sono ancora molti. Sfide e opportunità che attendono il futuro
di Paolo Dominici, Segretario regionale Uil Lazio

La previdenza complementareMolti fondi pensione hanno iniziato il loro percorso proprio venti anni fa in seguito alle riforme del sistema previdenziale. L’obiettivo era quello di creare le condizioni per l’integrazione della pensione pubblica, penalizzata dal calcolo contributivo. I dati Covip di fine 2018 mostrano una realtà consolidata con quasi 167 miliardi di euro di risorse destinate alle prestazioni e 8,8 milioni di posizioni in essere.

Una storia lunga, abbiamo detto, ma solo recentemente ha acqustato consistenza: il fondo pensione ha infatti cominciato a svilupparsi solo nel 2007, quando è stato reso molto più vantaggioso dal punto di vista fiscale. Il tasso di partecipazione rimane tuttavia ancora troppo basso, inferiore al 30 per cento, con la maggioranza dei lavoratori che lo considera ancora con diffidenza. La mancanza di chiarezza e di semplicità sui temi fiscali rimane una fonte di preoccupazione per la maggior parte degli aderenti. E non si può poi non citare la rigidità, vera o percepita, dello strumento. Questo punto merita un approfondimento. In parte, infatti, la rigidità dei fondi pensione è mutata negli ultimi anni, grazie ad esempio all’introduzione della Rita, che riduce l’orizzonte temporale del fondo e introduce un nuovo ruolo dello stesso come ammortizzatore sociale.

Molto probabilmente, tra l’altro, si ignorano ancora i vantaggi fiscali immediati e futuri così come la possibilità di utilizzare le risorse accumulate nel fondo pensione per specifiche necessità anche prima del pensionamento vero e proprio. Le continue discussioni sul primo pilastro e i continui cambiamenti legislativi, ad esempio l’inasprimento della fiscalità applicata ai rendimenti introdotto ormai qualche anno fa, sicuramente non giovano alla crescita del settore, minando le già poche certezze del potenziale aderente e instillando dubbi sulla stabilità normativa nel lungo temine. Tuttavia, la previdenza complementare rimane un’opportunità di risparmio a cui lo Stato riconosce agevolazioni di cui altre forme di risparmio non beneficiano: il vantaggio fiscale più importante è la deducibilità delle contribuzioni fino a un massimo di 5.164,57 euro, agevolazione valida anche nel caso in cui vengano effettuati versamenti a favore di familiari fiscalmente a carico.

Questi numeri sono molto significativi, così come la tassazione agevolata in caso di prestazione, e devono essere una delle motivazioni, oltre all’esigenza di integrare il primo pilastro nel lungo termine, per avvicinarsi alla previdenza complementare e aprire la propria posizione.

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