Giù le mani dai diritti. La contromanifestazione Liber.e

Apr 1, 2019

In migliaia nella città scaligera per contrastare il Congresso delle Famiglie, cavalleresca rappresentazione di interessi economici
di Maria Teresa Cinanni

giù le mani dai diritti Giù le mani dai diritti. Liber.e di scegliere è lo slogan che ha caratterizzato la contro manifestazione di Verona e che ha visto sfilare uniti associazioni, sindacati, uomini e donne appositamente giunti da tutta Italia per dire no a un Congresso mondiale delle famiglie dove sono stati rimessi in discussione principi cardine della nostra Costituzione e conquiste decennali, come il divorzio o l’aborto. Uno slogan non casuale quello scelto dall’anti corteo, perché su libertà e possibilità di scelta si fonda una società democratica, aperta e progressista. Una società distante da ciò che il Congresso avrebbe voluto portare alla ribalta con il totale appoggio dei movimenti dell’estrema destra americana, russa e di molti paesi europei.

Nazionalismi e populismi stanno destabilizzando la democrazia con interpretazioni personali e demagogiche dei bisogni della collettività, minando le basi stesse della nostra cultura e attaccando quelle conquiste che avevamo dato per acquisite e il concetto stesso di famiglia che, lungi dall’essere incardinato in una stampa idillica di fine Settecento, è la rappresentazione dell’evoluzione sociale. Lo sono le famiglie allargate, così come quelle in cui nonni e zii suppliscono alle carenze di un welfare sempre più necessario quanto bistrattato dalla politica. Lo sono le famiglie adottive o quelle in cui parenti o amici sostituiscono uno o entrambi i genitori. Lo sono le mamme e i papà single. Ma non si tratta di mancata conoscenza della composizione sociale. I nostri governanti rappresentano essi stessi nel privato parti di tali realtà. È un gioco di potere in cui mostrare i muscoli significa contare di più. O magari ottenere maggiori finanziamenti se è vero che circolerebbero parecchi soldi russi dietro i Congressi pro famiglia, Verona incluso ovviamente, e dietro ai vari movimenti pro vita, anti aborto, anti gay. Si parla di milioni e milioni di euro che sarebbero andati alle organizzazioni religiose di destra già tra il 2012 e il 2014. Ma senza scomodare Trump e Putin – i cui uomini di fiducia pare tengano le fila di tutta l’estrema destra europea e americana – il nostro ministro alla Famiglia Fontana, originario proprio di Verona, fu tra i primi firmatari per l’abolizione della legge 194 e definì l’aborto “la prima causa di femminicidio nel mondo”.

Nel frattempo, il collega leghista Pillon varava un decreto in cui la tutela del minore passa in secondo piano rispetto alla “punizione” della donna con il fine di riuscire anche a silenziare la violenza maschile in ambito domestico che, per timore delle conseguenze, sarà probabilmente sarà meno denunciata. In tutto questo, il vice premier Salvini è riuscito a far approvare la legge sulla legittima difesa che, oltre agli elevati rischi sociali e ai dubbi costituzionali, dà la possibilità di detenere un’arma senza che i famigliari ne siano a conoscenza. Un cerchio magico che a Verona ha avuto la sua cavalleresca rappresentazione.

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