Latina è la provincia con il maggior incremento di cassa integrazione

Mar 5, 2019

Sesto posto per Frosinone. Ma la crisi ha investito anche gli altri territori laziali.
di Lele Pajetta

Latina è la provincia con il maggior incremento di cassa integrazioneLatina è la provincia italiana che nel 2018 ha avuto il maggior incremento a livello nazionale di ore di cassa integrazione rispetto all’anno precedente. Più 160,9 per cento. Seguita da Enna (+109,6%) e Verbania (+86,1%). Sesto posto per Frosinone (+53,9%). In un contesto regionale che ha visto invece un calo generale delle ore richieste in tutta la regione Lazio. Nel 2017 erano infatti 26 milioni. Diventate 24 l’anno successivo (-8,4%). Nel Lazio si sono registrati cali sia per la cassa integrazione in deroga – il calo più consistente con l’85,9% in meno – e la cassa straordinaria (-0,6%). Aumenta al contrario la cassa ordinaria (+8%).

Una situazione sintomatica della progressiva crisi delle aziende che trainano i principali comparti economici regionali. A parte le province di Latina e Frosinone, tutti gli altri territori hanno subito una riduzione sostanziale delle ore richieste. Roma, -20,6%. Rieti, -38,1%. Viterbo, -56,8%. Di fatto, mentre in queste ultime tre province la crisi si caratterizza ormai per i continui licenziamenti e una sostanziale desertificazione dei settori più importanti, con la sostituzione di nuovi attori e nuove prospettive economiche (ad esempio le nocciole della Ferrero nella Tuscia), Latina e Frosinone sono dal canto loro all’anticamera. L’aumento delle ore di cassa integrazione stanno di fatto a significare la smobilitazione del settore industriale che caratterizza ancora questi territori. Quest’anno la cassa integrazione, il prossimo, con una certa probabilità i licenziamenti. La stessa dinamica che negli anni precedenti ha attraversato le province di Roma, Viterbo e Rieti. Per quanto riguarda invece i posti di lavoro salvaguardati grazie alla cassa integrazione nel 2018, in tutto il Lazio sono stati 11.781, con un calo di 1074 posti rispetto al 2017 quando i lavoratori tutelati dalla cassa integrazione sono stati 12.885.

A livello nazionale, le ore di cassa integrazione nel 2018 sono state circa 218 milioni, cosa che ha permesso la conservazione di 107 mila posti di lavoro. Dal confronto con l’anno 2017, vi è stata una flessione del 37,6% delle ore, che investe tutte le gestioni (-44,2% cig straordinaria, -8,7% la cig ordinaria e -91,7% la cig in deroga), le tre macro aree (-45% il Mezzogiorno, -36,8% il Centro, -33,4% il Nord) e tutte le Regioni, con la sola eccezione della Basilicata in cui sale dello 0,7%.  Analizzando i settori produttivi è l’industria che in valori assoluti assorbe il maggior numero di ore autorizzate (168,2 milioni), seguita dall’edilizia (31,2 milioni), dal commercio (18 milioni) e dall’artigianato (271 mila ore), ma rispetto all’anno precedente si assiste ad una flessione dell’ammortizzatore sociale in tutti i rami di attività: artigianato (-96,6%), commercio (-48,2%), industria (-38%) ed edilizia (-10,4%). Tale riduzione generalizzata della cassa integrazione, sconta, però, i dati del Fis (Fondo Integrazione Salariale), che ha sostituito la cassa integrazione in deroga ed è operativo dal 2016. Stando all’ultimo monitoraggio aggiornato al mese di dicembre, il numero di lavoratori per cui è stata avanzata richiesta al suddetto fondo di prestazioni di integrazione al reddito, sono oltre 148 mila per un totale di ore che ammonta a circa 43 milioni di cui 27,7 milioni autorizzate.

L’ammontare di lavoratori interessati da ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, sale ulteriormente se si aggiungono le richieste di prestazioni inoltrate ai Fondi di Solidarietà Bilaterali. C’è infine un’altra misura di politica passiva che continua purtroppo a crescere. Si tratta della Naspi le cui domande hanno raggiunto nel periodo gennaio-novembre, circa 1,9 milioni. Quante delle domande derivino da procedure di licenziamento a seguito della fine del periodo della cassa integrazione e quante, invece, siano la conseguenza di contratti a termine scaduti e non rinnovati, non è dato conoscerlo.

 

 

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