Cinelli, la discarica a cielo aperto che fa ancora paura

Dic 27, 2018

Sequestrata dai carabinieri 13 anni fa nel viterbese, venne messa in sicurezza nel 2009. Ma ancora nessuna bonifica
di Lele Pjetta

cinelli la discarica a cielo apertoTredici anni fa il sequestro. Quasi venti, invece, l’inizio di tutto. Al Cinelli, località del comune di Vetralla in provincia di Viterbo, c’è di fatto cresciuta un’altra generazione di ragazzi che oggi è quasi maggiorenne. E lì, a pochi passi dalle loro case, ci sta anche, e ancora, una discarica che tra il 2001, quando tutto è cominciato, e il 2005, quando a maggio i carabinieri del Noe su mandato della magistratura viterbese l’hanno sequestrata. Oltre 170 mila tonnellate di rifiuti. Molti di questi vietati, perché si trattava di un sito di ripristino ambientale dove andava scaricato, tanto per capirci, terriccio e non fanghi di cartiera. Materiali pericolosi, depositati anche su una falda acquifera a qualche metro di profondità. Sotto ne corre un’altra, una seconda, che pare viaggi in parallelo alimentando, come raccontano gli abitanti della zona diversi pozzi lì attorno. Sito inquinato, lo definì Enea dopo i prelievi fatti in situ subito dopo il sequestro.

La discarica sta ancora lì. Dopo la messa in sicurezza del 2009 non è stato fatto più niente, se non perdere un finanziamento regionale che prevedeva un ulteriore intervento in vista di una possibile bonifica. Quest’anno la copertura s’è pure rotta. L’estate scorsa la scoperta. Il telo spaccato in diversi punti ha fatto svernare il terriccio sottostante in una pozza di abbeveramento degli animali. Dentro la discarica si notava pure qualche tans scavata in profondità. Sopra correvano invece pecore e capre come in Haidi, il cartone animato ambientato in Svizzera. Soltanto che lì, oltre ad essere di carta, le caprette facevano ciao tra i prati, non fra i rifiuti. Peggio ancora, forse, sul campo c’erano anche i carotaggi fatti nel 2006. Con tutto il contenuto all’interno e bello in vista. Dopo più di 10 anni da quando erano stati effettuati. Uno scandalo, a cielo aperto. Al quale sta tentando di mettere mano il comune di Vetralla del sindaco Franco Coppari che, tramite l’assessore all’ambiente Flaminia Tosini, che è anche direttore regionale all’ambiente, ripareranno la copertura e apriranno un tavolo di confronto con l’Arpa per riprendere il discorso bonifica, e finanziamenti regionali, necessari, al seguito, interrotto anni fa. Per il resto, nessun altro ha alzato la voce. Nemmeno la Regione che non s’è fatta proprio sentire. Lì vicino ci passa inoltre la trasversale Orte-Civitavecchia. Proprio qualche giorno fa, l’inaugurazione di un ulteriore tratto. Dal Cinelli fino a Monteromano.

I rifiuti sono finiti anche davanti al tribunale di Viterbo. Tra le accuse maggiori, il danno ambientale. Processo finito in prescrizione un paio di anni fa. Tutto finito. Nessun colpevole, niente responsabili. Per un un “Giro d’Italia, ultima tappa Viterbo”, questo il nome dell’inchiesta, che vedeva sul campo ben tre discariche – Cinelli, con la situazione forse più grave di tutte, Castel Sant’Elia e Capranica, tutte in provincia di Viterbo – a raccogliere la monnezza proveniente da oltre 20 province del centro-nord Italia dislocate in una decina di regione. Rifiuti vietati, che andavano trattati in un altro modo, non presi e sotterrati come se nulla fosse. Per giunta sopra una falda acquifera che aveva fatto anche prospettare ad Arsial, l’ente della regione Lazio che si occupa di agricoltura, un inquinamento ben peggiore negli anni a venire. Cosa che, fortunatamente, non si sarebbe verificato. Stando a quanto detto da alcune fonti interne alla stessa Regione Lazio. Non solo, ma quando, poco dopo il sequestro, i magistrati viterbesi vennero chiamati dalla commissione rifiuti del Parlamento, venne fuori un giro che riguardava appunto mezza Italia, finendo poi in Tuscia. Un giro che dava tutta l’impressione di essere ben organizzato affinché tutto funzionasse per il meglio. Sulla pelle e la salute degli abitanti del posto.

Nessun responsabile, dunque. Solo un territorio sfregiato con una discarica che sta ancora lì, sottoterra, e che l’estate scorsa si è di nuovo manifestata in tutta la sua bruttezza. Lungo via San Salvatore che dall’Aurelia, diretta a Tarquinia e al mar Tirreno, porta al Cinelli. Decine di poderi e qualche centinaio di abitanti lì dalla riforma dell’ente Maremma, oggi Arsial, che ha cambiato in meglio il volto di queste zone distribuendo la terra ai braccianti dopo secoli di lotte. Al Cinelli ci sta pure una necropoli etrusca, con un insediamento cristiano successivo alla caduta dell’impero romano e una basilica, dedicata a San Pietro, completamente distrutta. Una necropoli, che ricade sul territorio dei comuni di Viterbo e Monteromano, divisa tra pubblico, privato ed esercito. Una parte ricade infatti all’interno del poligono di tiro dei militari che stanno lì vicino. Ed forse quella messa meglio, sebbene sia ancora oggi in gran parte inesplorata. Perché quella che invece cade in zona viterbese è completamente avvolta dalla vegetazione che sta danneggiando diverse tombe. Con i privati, gli unici, a cercare la maniera migliore di metterci mano per poterla in qualche modo tutelare.

In mezzo al guazzabuglio il Cinelli, paesaggio meraviglioso, e le sue famiglie di contadini e lavoratori che all’inizio del 2004 si risvegliarono con la notizia di un camion, diretto alla discarica, rovesciato sull’Aurelia. Il contenuto di quanto portava con sé, caduto a terra, aveva danneggiato anche l’asfalto. Un contatto chimico violento. Dopodiché, la nascita di un comitato cittadino, non più attivo, il sequestro, la messa in sicurezza, il processo e la prescrizione. Nulla più. Soltanto una discarica che oggi è tornata di nuovo a cielo aperto.

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