A picco la cassa integrazione nella Tuscia

Dic 12, 2018

La provincia di Viterbo sempre più in crisi. La conferma dagli ultimi dati sulla cassa integrazione del servizio studi Uil
di Lele Pajetta

a piccoViterbo è la provincia del Lazio con la più alta riduzione di ore richieste per la cassa integrazione. Un secco -58%. Oltre 40 punti in più rispetto al dato regionale, che si attesta attorno 14%. E quasi venti punti in più se il termine di confronto diventa invece il dato nazionale (-39,8%). Per quanto riguarda le altre province del Lazio, mentre Rieti e Frosinone si piazzano attorno al -40%, 41,9 la prima, 44,2 l seconda, con Roma al 27,2, Latina ha registrato invece un +215,1%. Dati contenuti nell’ultimo rapporto del servizio studi della Uil dedicato alla cassa integrazione. La differenza percentuale è stata calcolata mettendo a confronto il periodo che va da gennaio a ottobre, 2017 a confronto con il 2018.

“Segno che la crisi è ormai profonda e ben radicata sul territorio – ha detto il segretario regionale della Uil con delega per la Tuscia Giancarlo Turchetti –. Una crisi dalla quale rischiamo di non uscire più. A meno che non si inizia di nuovo a investire sulle infrastrutture. E soprattutto si completa quella più importante. La trasversale, che di certo non risolve il problema, ma rappresenta almeno una boccata di ossigeno per il territorio”. Una crisi occupazionale che i dati sulla cassa integrazione evidenziano ogni volta. “Se infatti si riducono le ore richieste – spiega Turchetti – vuol dire che le aziende non assumo più. Che resta solo una soluzione. Il licenziamento”. Dunque, l’aumento della disoccupazione in una provincia che già conta il 16% della forza lavoro che resta a casa e una disoccupazione giovanile che ormai si aggira stabilmente attorno al 45%. Percentuali ben al di sopra del dai nazionale. Con crisi aziendali che stanno mano mano colpendo anche i grossi colossi della zona.

Una crisi a ventaglio, che ha colpito prima il sud della provincia, investita dall’espansione dell’area metropolitana romana, e successivamente i due versanti a Est – il polo della ceramica di Civita Castellana – e a ovest, il litorale tirrenico un tempo punto di riferimento del settore agricolo della Tuscia, grazie anche alla riforma agraria portata avanti dall’Ente Maremma a partire dagli anni ’50 e ’60. Oggi la crisi sta invece spazzando via le aziende nel cuore stesso del viterbese, salvando soltanto quelle realtà a vocazione turistica come il comune di Bagnoregio che con Civita che muore sta facendo da anni numeri da capogiro. A livello nazionale, con un aumento del 69,7% su settembre, a ottobre risultano autorizzate 19,2 milioni di ore di cassa integrazione.

“I dati – ha detto la segretaria confederale Uil, Ivana Veronese – segnalano nuove imprese in difficoltà come si evince dall’aumento del 34,2% della Cigo e un forte aumento di richieste di cassa integrazione straordinaria (+102,9%) dove a prevalere è la causale ‘riorganizzazione e crisi’ (60% delle ore)”. Incrementi della cassa integrazione si registrano invece in 12 regioni, dove spicca la Basilicata con +949,2%, e in 64 Province.

Cassa integrazione in diminuzione  in tutte le Regioni a eccezione della Basilicata, unico territorio che registra un aumento del 25,8%. A livello provinciale interessate ad incrementi sono solo 11 territori, con il picco maggiore a Latina (+215,1%). “Se a tali andamenti dello strumento di integrazione salariale – conclude Ivana Veronese – aggiungiamo il crescente numero di domande di Naspi, che mostra un incremento congiunturale pari al doppio ed in escalation anno dopo anno, l´apertura di un tavolo di discussione ed approfondimento con il Governo sul tema degli ammortizzatori sociali, che abbiamo già sollecitato, si rende maggiormente necessario al fine di salvaguardare, nel miglior modo possibile, sia le imprese che, soprattutto, i posti di lavoro”.

 

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