Liberalizzare il trasporto pubblico locale? I sindacati dicono no

Nov 7, 2018

Domenica il referendum. Cgil, Cisl e Uil: «Privatizzare significa profitti alle imprese e costi del servizio a carico dei cittadini»
di Francesca Lici

Liberalizzare il trasporto pubblico

Liberalizzare il trasporto pubblico locale di Roma oggi affidato in quasi interamente ad Atac? Permettere anche ai privati di gestire linee di autobus, tram o metropolitane? Il referendum di domenica 11 novembre si avvicina. Cigl Cisl e Uil si schierano ufficialmente per il No. E lo fanno con una conferenza stampa. Una scelta obbligata per i sindacati, perché «L’esperienza delle privatizzazioni dei beni comuni in Italia e in Europa – si legge nei volantini che circolano in sala – è stata sempre fallimentare». A Roma poi un esempio c’è già: gestisce il 20 per cento delle linee periferiche di superficie «E’ sotto gli occhi di tutti il fallimento di Roma Tpl – ricordano Cgil Cisl e Uil – basti pensare ai ritardi nei pagamenti degli stipendi ai dipendenti e le continue agitazioni dei lavoratori».

«Siamo per il No – spiega il Segretario generale della Uil del Lazio, Alberto Civica – perché come già successo in altri settori privatizzati, come le Ferrovie dello Stato, le linee periferiche viaggeranno in condizioni peggiori e ci dovremmo aspettare anche un aumento dei biglietti. La privatizzazione è un falso problema, perché qui c’é in ballo  un contratto da 500milioni di euro, con un soggetto privato che potrà guadagnare su un soggetto pubblico. E chi prenderà il servizio non si prenderà certo i debiti di Atac».

«Il vero nodo è infrastrutturale – aggiunge il Segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio – serve una multiutility pubblica, forte finanziariamente, che rilanci il trasporto pubblico. Liberalizzare oggi significa garantire solo ai privati guadagni sul pubblico». «Siamo fermamente convinti – ribadisce il Segretario generale della Cisl Roma Capitale e Rieti, Luca Bozzi – che il No al quesito referendario è l’unica risposta che i cittadini romani devono cogliere come opportunità per ribadire che il servizio pubblico e l’unica scelta per un servizio universale di trasporto».

«Un referendum ideologico», probabilmente una scorciatoia paludosa che non sembra tenere conto delle complessità del trasporto pubblico della Capitale, delle sue difficoltà. Un referendum che punta alla liberalizzazione, dimenticando che il nodo centrale dovrebbe ruotare intorno alla nuova programmazione, al rilancio, alla visione strategica di un trasporto moderno, integrato e sostenibile. E soprattutto a un trasporto al servizio dei cittadini, non alle logiche del profitto.

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