Autodemolitori in panne. Il Campidoglio vuole nuove regole

Lug 5, 2018

oltre 2mila lavoratori rischiano il posto di lavoro e le carcasse cominciano ad essere abbandonate a bordo strada
di Ma.Te.Ci.

Demolire una vecchia macchina è oramai impossibile per i romani. I 77 autodemolitori autorizzati della Capitale, infatti, non possono più proseguire la propria attività perché, dopo la scadenza dell’ultima proroga concessa sei mesi fa, il Campidoglio ha optato per la chiusura onde evitare problemi ambientali e il ripetersi di episodi infausti, come l’incendio dello scorso anno presso lo sfascio di via Mattia Battistini.

Dopo le 41 proroghe concesse dal 1998 a oggi e i vari accordi di programma mai rispettati, questo è un modo per “regolamentare a Roma il settore dei centri di autodemolizione e rottamazione, nel rispetto di tutte le norme ambientali, archeologiche, paesaggistiche e di sicurezza”, dicono dal Campidoglio. Perfetto. Ma c’è un ma. In attesa di individuare le aree adatte e di regolarizzare il tutto, dove saranno smaltite le carcasse? E dove verranno recuperati i materiali derivanti dallo smontaggio delle vetture? Chi lavorerà i metalli delle auto dismesse? E, aggiunge l’Associazione Romana Demolitori e Rottamatori, che risarcirà i gestori di tutte le modifiche e gli adeguamenti effettuati negli ultimi anni per mettersi a norma? E del lavoro perso? “A tale proposito – scrivono – si ricorda che le ditte in oggetto hanno presentato garanzie fideiussorie a garanzia sia della delocalizzazione che per la bonifica e dismissione del sito”.

Domande cui il Campidoglio non ha saputo dare risposta tanto da aver adesso chiesto aiuto alla Regione Lazio per risolvere il problema, mentre oltre 2.000 lavoratori rischiano il posto di lavoro e le carcasse cominciano ad essere abbandonate a bordo strada. “L’idea è sicuramente meritoria e la delocalizzazione degli impianti fuori dal centro abitato è un atto necessario per evitare bombe ambientali – commenta la Uil del Lazio – ma non si può procedere con la chiusura senza aver prima trovato una soluzione. Ricordiamo che si tratta di attività di pubblico interesse e come tali non possono essere chiuse tout court senza garantire alternative. Il rischio è che si incrementino le discariche completamente abusive solo perché non si sa dove smaltire una vecchia macchina o che, paradossalmente, si creino nuove discariche a cielo aperto. Il problema ambientale di conseguenza peggiorerebbe. Sarebbe opportuno che Comune, Regione e Prefettura valutassero insieme soluzioni alternative in attesa di una delocalizzazione che dovrà certamente avvenire, ma senza improvvisazioni”.

 

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