Tornado nel Mediterraneo. In crescita per il riscaldamento globale

Giu 18, 2018

Studio Enea e Cnr: i fenomeni generati da celle temporalesche che si formano in determinate condizioni meteorologiche
di Giancarlo Narosi

tornado mediterraneo Trombe marine e tornado. Aumenta il rischio che nei mari italiani si verifichino eventi eccezionali. La colpa è dell’innalzamento della temperatura superficiale dell’acqua dovuta al riscaldamento globale. E’ quanto emerge da una ricerca Enea-Cnr pubblicata recentemente su Scientific Report di Nature, una delle più  autorevoli riviste scientifiche al mondo. «Lo studio è stato condotto su un tornado che si è abbattuto su Taranto nel novembre del 2012, quando la temperatura in superficie del mar Ionio era superiore di 1 grado rispetto alla media del periodo – spiega il ricercatore dell’Enea Vincenzo Motola, uno degli autori dello studio – I tornado violenti sono generati da celle temporalesche, chiamate supercelle, che si formano solo in determinate condizioni meteorologiche. Attraverso un esperimento modellistico abbiamo dimostrato che un grado di variazione di temperatura è stato determinante per formare la supercella, quindi il tornado». «Infatti – aggiunge il ricercatore – aumentando la temperatura del mare cresce anche la sua energia, che viene ceduta poi alla supercella. Tuttavia, la proporzionalità tra il calore del mare e l’intensità del tornado non è lineare. Questo vuol dire che, superata una certa temperatura, la violenza di questi fenomeni aumenta in maniera più che proporzionale».

In questo studio i dati numerici raccolti dal Cnr sono stati elaborati dall’Enea con il software Esri-Arc-Gis, che ha prodotto una mappa capace di visualizzare geograficamente il fenomeno evidenziando il ruolo dell’orografia nello sviluppo del tornado. Nel caso del tornado al largo di Taranto, la Sila, la catena montuosa che attraversa la Calabria, ha contribuito a creare le condizioni di vento per la formazione del fenomeno violento. Oltre ad aver fornito importanti risultati scientifici, questo studio ha anche dimostrato che unendo le competenze modellistiche previsionali del Cnr, alle competenze Gis (Geographical information system) dell’Enea per la realizzazione delle mappe, si aprono nuove prospettive nella validazione di modelli per le previsioni meteo e lo studio di sistemi complessi che determinano la formazione di fenomeni meteorologici estremi.

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