Una società malata. Ancora violenza

Mag 21, 2018

Si susseguono stupri e femminicidi. Mentre a Roma si vuole chiudere la Casa delle Donne
di Maria Teresa Cinanni

ancoraAncora una violenza. Ancora una barbarie e di gruppo nei confronti di una donna in attesa dell’autobus che da Rebibbia avrebbe dovuto riportarla a Guidonia, a casa. Una donna stuprata da quattro esseri che, finito il loro divertimento, l’hanno scaricata sotto un cavalcavia, come un oggetto inutile di cui disfarsi. L’ennesimo episodio di violenza in una Capitale sempre più priva di qualsiasi controllo, sempre meno sicura da tanti punti di vista.

Uno stupro che si va ad aggiungere, nelle stesse ore, alla follia di un uomo che ha lanciato la figlia dodicenne della compagna da un cavalcavia vicino Pescara. Simboli entrambi di una società malata e violenta che negli ultimi cinque anni ha visto morire 726 donne uccise da chi diceva di amarle. E mentre la cronaca ci consegna un bollettino di guerra di nuovi femminicidi, il Campidoglio cerca di chiudere la Casa delle Donne, uno spazio dove queste donne, ferite nel corpo e nell’animo, riescono a trovare un sostegno, un aiuto. E’ in corso in queste ore una lunga trattativa col Campidoglio per evitare che ciò accada, che vengano anteposte le questioni economiche a quelle etiche, morali e a un welfare sempre più inesistente.

“Non possiamo accettare che ciò avvenga. Né rassegnarci”, tuonava la Uil di Roma e del Lazio nei giorni scorsi manifestando insieme a Cgil, Cisl e a numerose organizzazioni del territorio al fianco della Casa. “Ci schieriamo – proseguiva il sindacato – a fianco di tutte le donne e di chi si impegna a sostenerle, contro ogni forma di violenza. Non solo ovviamente quella fisica, ma anche la violenza derivata da beceri giudizi maschilisti, quella del silenzio di chi potrebbe agire e non lo fa o di chi antepone questioni economiche al sostegno sociale e morale”.

 

 

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