Una crisi che non passa. Nell’edilizia romana duemila operai in meno

Feb 22, 2018

Per i sopravvissuti invece un'altra triste sorpresa: lo stipendio è stato decurtato di quasi il 5 per cento
di Redazione

Un momento del congresso Fenal Uil Roma

Oltre il 50% di lavoratori in meno negli ultimi anni, 251 ditte sono uscite dal sistema tra il 2016 e il 2017 e nell’arco dello stesso anno più di 2 mila operai hanno perso il posto di lavoro e i pochi sopravvissuti si sono visti decurtare lo stipendio di quasi il 5%. Sono numeri da brivido quelli snocciolati durante il XVII Congresso della Feneal Uil di Roma “Tornare a crescere con il lavoro edile. Investimenti-Diritti-Futuro”, durante il quale è stato eletto all’unanimità Giovanni Agostino Calcagno segretario generale della categoria.

“Numeri che devono non solo farci riflettere, ma soprattutto agire – ha commentato il neo segretario Calcagno – perché ogni giorno scopriamo nei cantieri situazioni a dir poco imbarazzanti, dove gli operai non sanno con quale impresa siano stati assunti, sono privi di contratto e quindi di qualsiasi tutela, lavorano anche dodici ore consecutive e sette giorni su sette, subiscono delocalizzazioni e trasferimenti anche transnazionali. Per non parlare del lavoro nero che negli ultimi anni ha spesso rappresentato l’unica alternativa per moltissimi operai allontanati dal mondo del lavoro regolare. E la crisi ha investito purtroppo l’intero mondo dell’edilizia”. Il riferimento va anche al settore del cemento i cui consumi sono passati da 47 a 19 milioni di tonnellate, con un calo del 60% in dieci anni.

“Il tempo della pazienza è finito – ha proseguito Calcagno – soprattutto in un settore fondamentale per il futuro come il nostro. Non si può chiudere la questione del risanamento cittadino, se non altro per il fatto che il degrado ci sta assediando da ogni parte. È il caso di valutare insieme anche alle altre sigle sindacali come passare da un dialogo inconcludente che mortifica Roma ad una fase più risoluta di proposta e di lotta, per arrivare ad una sorta di patto permanente per la rinascita della città e la programmazione con tempi e risorse certe dei lavori pubblici più urgenti e di manutenzione della città. E’ chiaro che le responsabilità vengono da lontano – ha concluso Calcagno – ma non si può accettare in alcun modo l’attuale immobilismo. Basti pensare al lungo elenco di opere pubbliche incompiute o di incerta realizzazione”.

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