Monte della Pietà. Sindacati contrari alla svendita

Nov 29, 2017

A rischio una struttura che da anni assicura trasparenza e legalità. E tanti posti di lavoro
di Redazione
Foto storica del Monte della Pietà

Foto storica del Monte della Pietà

Quale futuro per il monte della Pietà. Cosa succederà alla storica stuttura frequentata dai romani fin dal lontano 1604?  Molte nubi si addensano sul Monte della Pieta. Si fanno infatti sempre più insistenti le voci di una definitiva vendita del settore pegno di Unicredit. “Stiamo parlando di 200 milioni di impieghi e 35 filiali in Italia compreso lo storico palazzo nel centro di Roma e le agenzie periferiche, al gruppo Dorotheum, famosa casa d’aste austriaca – fanno sapere in una nota i sindacati di categoria Fisac-Cgil, First-Cisl, Uilca-Uil, Fabi e Unisin – Esprimiamo la nostra preoccupazione e contrarietà alla possibilità che il Gruppo UniCredit preveda nel piano industriale forti ridimensionamenti e dismissioni sul territorio di attività, peraltro ad alta redditività, come il Credito su Pegno senza preoccuparsi delle ricadute economico sociali che inevitabilmente tale processo produrrà”.

“E’ inaccettabile alienare un settore a cui è stato affidato nel tempo un ruolo sociale di microcredito e antiusura – proseguono i sindacati – esercitato in particolare durante questa lunga fase di crisi economica, con il rischio di produrre effetti devastanti e la perdita in una Capitale come Roma di un presidio certo di legalità. L’attività del settore del Pegno rappresenta una forma trasparente e regolamentata di accesso al credito di chi, in momentanea difficoltà, necessita di liquidità temporanea al termine della quale ritira il possesso del proprio bene. Uno strumento preventivo che evita, nel tessuto sociale di riferimento, il ricorso a forme di finanziamento usurarie. La funzione antica del Pegno nel tempo è rimasta invariata ma oggi la clientela non è più costituita da cittadini ai margini ma da lavoratori, famiglie, piccole imprese, commercianti alla ricerca di risorse immediate dalle banche”.

“Riteniamo grave e intollerabile inoltre – Fisac-Cgil, First-Cisl, Uilca-Uil, Fabi e Unisin – che il tutto stia avvenendo senza il coinvolgimento dei lavoratori, del sindacato di categoria e nel silenzio assordante dei vertici UniCredit che lascia i dipendenti da oltre un anno in un non più sopportabile stato di incertezza. E preoccupano non poco le ricadute sui livelli occupazionali e contrattuali per i lavoratori del settore”.

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