All’Umberto I settecento lavoratori a rischio licenziamento

Nov 10, 2017

«Non toccate le professionalità degli operatori sanitari»
di Giancarlo Narosi

 Umberto I

Sono lavoratori delle cooperative sociali, infermieri e ausiliari. Sono in settecento. E adesso al Policlinico Umberto I rischiano il licenziamento.  «E l’azienda ospedaliera universitaria più grande d’Europa sull’orlo della paralisi». Non usano mezzi termini Natale Di Cola, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini, segretari generali di Fp-Cgil Roma e Lazio, Cisl-Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio per lanciare l’allarme. «E’ un’ipotesi da macelleria sociale – aggiungono – perché riguarda settecento famiglie che restano nella completa incertezza con una dispersione di professionalità senza precedenti».

«Stiamo parlando di infermieri e ausiliari che da anni garantiscono assistenza qualificata nel pronto soccorso, nelle sale operatorie, nella terapia intensiva e nei reparti specialistici spiegano Di Cola, Cierchia e Bernardini – Professionisti sanitari delle cooperative sociali che già subiscono un dumping contrattuale che toglie loro fino al 40per cento del salario rispetto ai colleghi dipendenti diretti dell’azienda. Adesso rischiano di essere mandati a casa senza alcuna considerazione per il loro futuro e per quello dei servizi alla salute».

Ma Sull’Umberto I si addensano anche altre criticità pesanti criticità, che mettono all’indice la completa assenza di relazioni sindacali. «A partire dall’organigramma presentato dal commissario straordinario e che di fatto rappresenta un atto di riorganizzazione aziendale illegittimo e discriminatorio nei confronti del personale del sistema sanitario regionale rispetto alla componente universitaria. C’è poi il problema del Dipartimento delle Professioni sanitarie: insufficiente nelle sue articolazioni e non in grado di rappresentare i diversi profili professionali. Laddove inoltre – sottolineano Cgil Cisl e Uil – i dirigenti del Dipartimento devono essere reclutati attraverso le procedure del Sistema sanitario nazionale, mobilità e concorsi, e non nominati, come accade adesso, in barba alle norme, per gli incarichi di responsabilità da affidare ai professionisti sanitari». «Il servizio sanitario regionale è al collasso – aggiunge Paolo Dominici, segretario regionale della Uil con delega alla sanità – I cittadini della nostra regione hanno diritto alle cure e gli operatori sanitari hanno diritto a vedere riconosciute le loro professionalità».

Tutti motivi che hanno convinto le categorie dei sindacati ad annunciare lo stato di agitazione: una mobilitazione per stare vicino a operatori e cittadini che ogni giorno si rivolgono al Policlinico. «Va fermato il progetto del commissario – concludono Di Cola, Chierchia e Bernardini – che avrebbe effetti disastrosi per le persone e per il funzionamento delle strutture. Chiediamo alla Regione Lazio un intervento immediato. Vogliamo innovazione nei servizi e valorizzazione delle competenze. E siamo pronti a dare battaglia: i posti di lavoro e le professionalità degli operatori sanitari non si toccano».

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