Chiunque tu ami Madrid ti ama. Il World Pride 2017

Lug 7, 2017

C'è bisogno di un profondo cambiamento culturale della società italiana
di Alfonso Vannaroni

Chiunque tu amiChiunque tu ami, Madrid ti ama. Sono stati accolti così i manifestanti del World Pride 2017 di Madrid. L’evento che si è svolto in terra iberica ha visto anche la nutrita partecipazione di una delegazione della Uil di Roma e del Lazio, che ha approvato e condiviso il documento della confederazione europea dei sindacati.

La dichiarazione stabilisce il rinnovato e forte impegno dei sindacati conferali per promuovere la parità e sradicare comportamenti omofobici, sottolineando come i diritti delle persone Lgbt vadano garantiti anche in sede di contrattazione collettiva. «Perché – spiega Laura Latini, Segretaria regionale della Uil di Roma e del Lazio – non esistono lavoratori di serie maggiore e di serie inferiore, esistono soltanto lavoratori e lavoratrici».

Chiunque tu ami. Ma  cosa accade invece in Italia? In mancanza di una legge sull’omofobia è davvero difficile avere una casistica ufficiale e perciò è necessario consultare i dati empirici. Uno studio Istat ad esempio ci dice che nel nostro Paese il 44 per cento dei cittadini non accetta che un insegnante sia omosessuale, mentre il 28,1 per cento non si affiderebbe alle cure di un medico omosessuale. E poi ancora. Esiste un 27 per cento degli intervistati che ritiene sia meglio per un omosessuale non rivelare la propria identità sessuale. C’è bisogno di un profondo cambiamento culturale della società – nella nostra società – affinché si possano affermare i diritti uguali per tutti.

«Tradizionalmente attivi nell’opporsi a ogni forma di discriminazione – conclude la segretaria Latini – auspichiamo che le istituzioni colmino con una legge l’attuale vuoto normativo che esiste in materia di violenza fisica, psicologica omo-bi-transfobica, proprio per rimuovere ogni ostacolo che possa frapporsi alla libera scelta sull’identità personale dei singoli. Il nostro ordinamento deve introdurre il principio dell’identità sessuale della vittima come circostanza aggravante dei reati commessi attraverso atti discriminatori di odio e violenza».

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