A Latina e provincia elevato rischio di infortunio mortale sul lavoro

Ago 6, 2026

Il dato rilevato dalla richerca della Uil e dell'Eures è nettamente superiore sia alla media regionale (3,7) sia a quella nazionale (4,5)
di Redazione

Latina infortunio mortaleLo scorso anno Latina è stata la seconda provincia del Lazio per rischio di infortunio mortale sul lavoro. E’ il dato più significativo che emerge dall’analisi del sindacato di via Romagnoli sul dossier «Caratteristiche e dinamiche degli infortuni sul lavoro nel Lazio», realizzato dalla Uil del Lazio e dall’Istituto di ricerca Eures nell’ambito dell’Osservatorio regionale #ZeroMortiSulLavoro. Con un indice di 6 infortuni mortali ogni 100mila occupati, il territorio pontino si è posizionato subito dopo Frosinone (6,3) e prima di Rieti (5,1), Viterbo (4) e Roma (3,1). L’approfondimento del sindacato sviluppa l’indicatore del rischio – rapportando il numero dei casi denunciati a quello degli occupati – per permettere un confronto omogeneo tra i diversi territori laziali, indipendentemente dalla loro dimensione occupazionale. «Da questa prospettiva – spiega Luigi Garullo, Segretario generale della Uil di Latina – la nostra provincia si conferma tra i territori più rischiosi per lavoratrici e lavoratori. Non a caso il dato che abbiamo estrapolato è nettamente superiore sia alla media regionale (3,7) sia a quella nazionale (4,5)».

Dal dossier emerge anche il rischio infortunistico generale: nel 2025 a Latina e provincia si è attestato a 16,2 denunce ogni mille occupati, inferiore alla media regionale (18,3). «Questo dato non deve trarre in inganno – osserva Garullo – Il numero degli infortuni racconta solo una parte della realtà. E’ quando si guarda alla loro gravità che emerge la criticità del nostro territorio». Sul piano dei numeri assoluti dal dossier emerge che lo scorso anno nella provincia di Latina ci sono state 3.519 denunce di infortunio sul lavoro, 13 con esito mortale. Nei primi sei mesi del 2026 le denunce hanno già raggiunto quota 1.864, quattro invece gli incidenti mortali. Un bilancio che non comprende ancora i due lavoratori morti di caldo nel mese di luglio e che rende – ad oggi – il quadro ancora più drammatico. «Non possiamo rassegnarci all’idea che morire di lavoro sia il prezzo che si paga allo sviluppo – conclude Garullo – Dietro ogni infortunio mortale c’è una persona, una lavoratrice, un lavoratore, una famiglia che viene irrimediabilmente colpita. Per questo chiediamo alle istituzioni un impegno straordinario per rafforzare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, perché investire in questo settore significa difendere il valore della vita. Su questo né rinvii, né titubanze, né compromessi posso essere giustificati».

 

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