Lavoro dopo la laurea? Per molti ma non per tutti

Mar 24, 2026

Solo il 74 per cento dei laureati trova lavoro in Italia a un anno dal titolo. Nelle università straniere il dato sale all'83%. I numeri sono emersi alla Fiera universitaria internazionale organizzata da Valdo Academics
di Redazione

lavoro dopo laureaNelle università europee più competitive fino all’83 per cento degli studenti riceve un’offerta di lavoro prima della laurea, mentre in Italia solo il 74 per cento dei laureati risulta occupato a un anno dal titolo. Il dato è emerso durante la Fiera universitaria internazionale organizzata da Valdo Academics, che ha coinvolto 400 studenti provenienti da oltre 30 licei e scuole internazionali e dove hanno partecipato 49 università da 12 Paesi, tra cui Stati uniti, Regno unito, Paesi Bassi, Francia, Spagna, Svizzera e Svezia. «Le università di business ed economia presenti in Fiera possono vantare delle statistiche impensabili per gli Atenei italiani – spiega Roberto Valdo Cortese – Oltre il 95% dei laureati trova lavoro entro 6 mesi. Addirittura l’83% degli studenti della Stockholm School of Economics riceve un’offerta di lavoro prima della laurea. Diversi istituti oggi qui presenti, come la Fontys University of Applied sciences in Olanda o la giapponese Nagoya Commerce and Business school, prevedono percorsi in cui gli studenti entrano in contatto con il mondo aziendale già dal primo anno di laurea. In questo modo stage curricolari e programmi di apprendistato diventano parte integrante del percorso formativo, permettendo agli studenti di sviluppare competenze pratiche durante gli studi e di arrivare alla laurea con un bagaglio di esperienza concreta che facilita l’ingresso nel mercato del lavoro. Non c’è solo teoria ma anche tanta pratica».

Il confronto con i dati italiani conferma questa dinamica secondo AlmaLaurea, si legge in una nota, , il 74% dei laureati è occupato a un anno dal conseguimento del titolo, una percentuale che cresce negli anni successivi ma che evidenzia un ingresso più lento nel mercato del lavoro rispetto ai principali sistemi universitari europei.  Alla base di questa differenza ci sarebbe un approccio formativo più orientato all’esperienza pratica e al contatto diretto con le imprese. In molti atenei internazionali, infatti, stage, tirocini e programmi di apprendistato sono parte integrante del percorso accademico e consentono agli studenti di acquisire competenze operative già durante gli studi.

Uno dei principali dubbi delle famiglie riguarda il costo degli studi all’estero. Secondo gli esperti di Valdo Academics, la situazione è molto più articolata. «Spesso si pensa che studiare all’estero sia proibitivo – dice Valdo Cortese – In realtà il costo dipende molto dal Paese e dall’orizzonte temporale con cui lo si valuta. Frequentare le più prestigiose università olandesi vuol dire spendere meno di 3mila euro l’anno in rette universitarie. Certo, le università inglesi possono costare dieci volte tanto, ma se consideriamo un orizzonte temporale di sei-sette anni, un laureato presso un’università come la Ucl a Londra probabilmente vanterà quattro anni di lavoro molto ben retribuito. Diversi grandi atenei americani, come Harvard University per esempio, pur avendo costi elevati (circa 90.000 dollari all’anno), prevedono borse di studio complete per chi proviene da una famiglia con una Ral combinata inferiore a 200.000 dollari annui oppure per meriti sportivi. Questo significa che la maggior parte delle famiglie italiane rientrerebbe nei criteri di accesso a queste opportunità».

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