Il Lavoro domestico tra regolarità e sommerso

Gen 26, 2026

L'irregolarità è tra i principali ostacoli allo sviluppo del mercato equo, trasparente e sostenibile. Le proposte dell'Osservatorio Domina
di Redazione

il lavoro domesticoIn Italia il lavoro domestico coinvolge direttamente 902mila famiglie datrici di lavoro e 817mila lavoratori regolari, per un totale di oltre 1,7 milioni di soggetti censiti dall’Inps nel 2024. Se si considera anche la componente irregolare, che raggiunge un tasso del 48,8%, il numero complessivo delle persone coinvolte supera i 3,3 milioni confermando il lavoro domestico come uno dei settori più rilevanti e, al tempo stesso, più vulnerabili del mercato del lavoro italiano. E’ quanto emerge dal Settimo Rapporto annuale sul lavoro domestico, curato dall’Osservatorio Domina e presentato nei giorni scorsi al Senato. Il Rapporto offre un quadro unico e approfondito dell’occupazione domestica, del suo impatto economico e sociale e delle principali tendenze evolutive che interessano famiglie, lavoratori e il sistema Paese.

Con 902.000 famiglie censite i datori di lavoro domestico nel 2024 continuano a diminuire, registrando 16.000 unità in meno (-1,7%) rispetto all’anno precedente. Dal lato datoriale, la concentrazione maggiore si registra in Lombardia (170.000) e Lazio (152.000), mentre considerando il genere, la componente femminile si attesta al 58%. La quasi totalità dei nuclei familiari è di origine italiana, mentre la componente straniera si attesta mediamente intorno al 5%. L’analisi per fascia d’età evidenzia un progressivo invecchiamento dei datori di lavoro: il 37,9% ha almeno 80 anni, in aumento rispetto al 35,9% del 2019, mentre il 28,5% ha meno di 60 anni. Nel 2024 i lavoratori domestici regolari sono 817 mila, in diminuzione del 2,7% rispetto all’anno precedente. Il calo più marcato riguarda gli uomini stranieri (-9,1%), mentre gli uomini italiani registrano un lieve incremento (+0,6%). Nel complesso, il settore continua a essere caratterizzato da una forte presenza femminile, pari a quasi il 90%, e da una maggioranza di lavoratori stranieri (circa il 70%). Si conferma tuttavia una crescita costante della componente italiana, che nel 2024 supera un terzo della forza lavoro complessiva. L’analisi della serie storica per tipologia di rapporto evidenzia come il 2024 segni il sorpasso delle badanti sulle colf: se nel 2015 le badanti rappresentavano il 42,7% del totale, nel 2024 raggiungono il 50,5% dei lavoratori domestici censiti dall’Inps. Dal punto di vista anagrafico, oltre un terzo dei lavoratori (35,7%) si colloca nella fascia d’età 50-59 anni e più del 60% ha almeno 50 anni.

Il contributo economico del lavoro domestico è rilevante: il valore aggiunto prodotto ammonta a 17,1 miliardi di euro, pari allo 0,9% del Pil nazionale. Le famiglie italiane sostengono una spesa complessiva di 13,4 miliardi di euro, che include sia il lavoro regolare sia quello sommerso. L’analisi delle retribuzioni annue conferma una forte concentrazione nelle fasce medio-basse: i lavoratori con un reddito annuo inferiore ai 3.000 euro sono il 24,3%, una quota superiore a quella di chi supera i 12 mila euro annui (23,1%). L’impegno economico delle famiglie genera anche un beneficio diretto per lo Stato. Nel solo 2024, il ricorso al lavoro domestico ha consentito un risparmio stimato di oltre 6 miliardi di euro, pari allo 0,3% del Pil evitando l’onere di un’assistenza istituzionalizzata per più di 800.000 anziani non autosufficienti. Sul piano fiscale, i lavoratori regolari hanno garantito entrate per oltre 1,3 miliardi di euro tra contributi e imposte. Se emergesse la quota di lavoro irregolare, il gettito potrebbe quasi raddoppiare, raggiungendo i 2,5 miliardi di euro.

«Questo dato – spiega l’Osservatorio – evidenzia come la lotta al lavoro sommerso non sia solo una questione di equità sociale, ma anche una concreta opportunità di rafforzamento dei conti pubblici». «L’elevato livello di irregolarità continua a rappresentare uno dei principali ostacoli allo sviluppo di un mercato del lavoro domestico equo, trasparente e sostenibile. Troppe famiglie, spinte dalla necessità di contenere i costi, ricorrono ancora al lavoro sommerso, esponendosi a rischi economici e legali, privando i lavoratori di tutele fondamentali – dice Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina – Per invertire questa tendenza Domina propone un insieme di misure strutturali che premiano la regolarità e la continuità dei rapporti di lavoro. Si tratta dell’introduzione di un meccanismo di cash back sui contributi Inps, riconosciuto in modo graduale ai datori di lavoro che assumono e mantengono colf, badanti e baby-sitter in modo regolare; del trasferimento parziale e differito di una mensilità di NaSpI come incentivo all’assunzione stabile, legato alla permanenza del lavoratore presso lo stesso datore; e, infine, di una detrazione fiscale pari al 10 per cento dei costi sostenuti per il lavoro domestico. Attraverso interventi concreti e mirati, pensati per contrastare il lavoro sommerso, tutelare famiglie e lavoratori e rafforzare la legalità, è possibile trasformare la regolarità da obbligo formale a scelta realmente conveniente per tutti».

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