Polveri sottili e bambini. Come protegggerli

Feb 26, 2024

Fare attenzione ai primi mille giorni. E poi evitare le strade troppo trafficate, meglio passeggiare nelle aree verdi. I consigli della Società italiana di pediatria per proteggere i più piccoli dall'inquinamento
di Redazione
polveri sottili e bambini

Foto tratta da www.pexels.com

Gli alti livelli di polveri sottili e altri inquinanti registrati in questi giorni nella pianura padana hanno destato particolare attenzione nell’opinione pubblica e qualche preoccupazione da parte dei genitori per la salute dei bambini. La Società italiana di pediatria (Sip), alla luce della letteratura scientifica oggi disponibile, fa chiarezza sugli effetti dell’inquinamento dell’aria sulla salute dei bambini e su ciò che ciascuno di noi può fare individualmente per proteggerli e per contribuire a ridurre – quanto più possibile – l’inquinamento attraverso l’adozione di buone pratiche e corretti stili di vita. «Se vero che la soluzione del problema è demandata principalmente a programmi di salute pubblica decisi e guidati dalle istituzioni – specifica la presidente della Sip, Annamaria Staiano – è altrettanto importante ricordare come ciascuno di noi possa fare la differenza adottando comportamenti virtuosi per aiutare a ridurre l’inquinamento atmosferico e migliorare la salute di tutti».

Come rileva la Commissione Ambiente della Società italiana di pediatria, ampie evidenze scientifiche confermano l’esistenza di una forte associazione tra inquinamento atmosferico, generato principalmente da traffico, e problemi di salute respiratoria nei bambini. Questi sono infatti più vulnerabili degli adulti, sia perché il loro organismo è in formazione sia perché hanno una maggiore predisposizione a respirare con la bocca, evitando il filtro nasale, sia perché trascorrono più tempo all’aria aperta. Gli effetti dell’inquinamento da traffico sulla salute respiratoria dei bambini possono essere acuti, dovuti all’esposizione di breve durata a elevate concentrazioni di inquinanti o cronici, manifestandosi cioè dopo una esposizione prolungata a livelli di inquinanti non necessariamente elevati. Studi epidemiologici hanno dimostrato che l’esposizione in gravidanza a inquinanti da traffico veicolare, quale il particolato e gli ossidi di azoto, è associato a un aumentato rischio di sviluppare asma. Ampi studi hanno inoltre dimostrato che i bambini residenti sin dalla nascita in aree urbane hanno un aumentato rischio di sviluppare malattie respiratorie. Gli effetti a breve termine possono essere attacchi acuti di asma e infezioni a carico delle vie aeree come otiti, polmoniti e bronchioliti. Inoltre, i bambini asmatici che vivono in ambienti inquinati sperimentano un aumento delle riacutizzazioni, delle visite in emergenze e dei ricoveri. Tra gli effetti a lungo termine vi è il possibile contributo al declino della funzione respiratoria. Dati recenti suggeriscono inoltre un’associazione tra esposizione agli inquinanti e altri effetti avversi sulla salute. In particolare, l’esposizione al Pm 2.5 in epoca prenatale è stata associata a basso peso, prematurità e seppur in misura minore ad anomalie congenite come cardiopatie. Altri studi suggeriscono come l’esposizione all’inquinamento dell’aria, in particolare al particolato, soprattutto in epoca prenatale e nei primi mesi di vita, possa influenzale lo sviluppo neurologico, portando a risultati inferiori nei test cognitivi e di motricità. Polveri sottili e bambini, cosa fare allora? «Bisogna fare attenzione ai cosiddetti primi mille giorni, l’arco di tempo che va dal concepimento fino ai primi due anni di vita, che è un periodo particolarmente importante nella vita di una persona perché ciò che accade in questo lasso di tempo ha degli effetti, anche a lungo termine, sulla salute di quell’individuo. Ci sono diversi studi che ci hanno mostrato come anche gli inquinanti ambientali possano esercitare un ruolo da questo punto di vista e lasciare un’impronta determinante per tutto il resto della vita di un individuo –  spiega Rino Agostiniani, consigliere nazionale Sip».

L’inquinamento atmosferico è inoltre coresponsabile del cambiamento climatico, che a propria volta ha un impatto sulla salute e causa numerosi effetti avversi, a cui la popolazione in età pediatrica è maggiormente esposta e suscettibile. I pediatri consigliano di evitare le zone trafficate, frequentare il più possobile le aree verdi. Nell’ambito di una riflessione più ampia su ciò che non solo si può fare per tutelare il proprio bambino – ma per ridurre il proprio impatto ambientale e quello del nucleo familiare – una delle indicazioni più semplici è di muoversi a piedi, con  mezzi pubblici o con la bicicletta. Scegliere luoghi di riferimento per le proprie attività che si trovano nel quartiere, specie nelle grandi città, può aiutare: dalla scuola, alla spesa fino agli hobby pomeridiani dei più piccoli. Durante l’inverno con il freddo il particolato si condensa a formare goccioline di aerosol più facilmente inalabili: meglio dunque stare fuori casa nelle ore più calde, al contrario in estate sono le ore centrali della giornata quelle da evitare, perché nei mesi estivi i livelli di ozono aumentano nel corso della giornata con l’aumentare della temperatura.

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