Secondo gli ultimi dati Istat, nel lavoro domestico un lavoratore su due non ha un contratto regolare. A lanciare l’allarme è l’Osservatorio Domina sottolineando che servono incentivi per rendere il lavoro regolare conveniente per le famiglie. La stima del lavoro domestico informale parte inevitabilmente dalla constatazione che, per definizione, il lavoro informale è difficilmente misurabile, si spiega. Sebbene in letteratura esistano numerose indagini sul fenomeno e statistiche ufficiali, al momento i dati disponibili e aggiornati sulla situazione italiana per Domina sono molto limitati. In mancanza di dati oggettivi, e soprattutto dati specifici per il settore, si attinge ai dati disponibili e in questo caso si fa riferimento al tasso di irregolarità Istat, ovvero il rapporto percentuale tra le unità di lavoro irregolari e le unità di lavoro totali.
Nonostante una diminuzione negli ultimi anni, dal 2021 questo indicatore ha ripreso a crescere, avvicinandosi ai valori presanatoria. Secondo le elaborazioni Osservatorio Domina su dati Istat, il tasso di irregolarità del comparto domestico ha raggiunto appunto la soglia critica del 50%. Un dato “che assume contorni allarmanti se paragonato al resto del panorama economico del Paese”. L’ultimo aggiornamento Istat fissa infatti la media nazionale del lavoro irregolare al 10,3%, prosegue il comunicato. Per comprendere la reale portata del fenomeno, basti pensare che l’agricoltura (settore storicamente esposto alle piaghe del lavoro informale e del caporalato) si ferma al 21,2%.
La manifattura, invece, grazie a un’organizzazione strutturata e a luoghi di lavoro che facilitano i controlli, non supera il 5,2%. Il sommerso non riguarda solo chi presta servizio, ma anche le famiglie che assumono, si aggiunge. «Se guardiamo all’intero ecosistema del settore per il 2025, tra datori di lavoro e dipendenti l’Inps censisce ufficialmente circa 1,7 milioni di persone. Tuttavia, applicando il tasso di irregolarità a questo bacino – si legge nella ricerca – i numeri reali raddoppiano: l’esercito del lavoro domestico sfiora i 3,4 milioni di individui coinvolti (1,6 milioni di lavoratori e 1,7 milioni di datori di lavoro). Si tratta di un lieve miglioramento rispetto al picco storico del 2021, quando le restrizioni e le dinamiche della pandemia fecero schizzare il dato a oltre 3,7 milioni, ma il bacino dell’irregolarità rimane strutturalmente troppo ampio per essere ignorato. «Il lavoro nero nel settore domestico resta un costo insostenibile per tutti – dice Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domin – oggi un lavoratore su due non ha un contratto formale. L’irregolarità è un freno che nega tutele ai lavoratori, espone le famiglie a rischi legali e impoverisce lo Stato. Servono incentivi alle famiglie per rendere il lavoro regolare maggiormente conveniente e sostenibile».
0 commenti