Morti sul lavoro, quattro anni senza inversione di tendenza

Set 28, 2026

Ecco le regioni dove il rischio resta elevato e i giorni più luttuosi
di Redazione

morti e lavoro«Quattro anni di dati delineano un quadro che – al di là di minime variazioni – continua a mostrare criticità strutturali. A preoccupare è soprattutto l’assenza di una vera inversione di tendenza: nel primo semestre del 2023 l’incidenza della mortalità era di 14,7 morti per milione di occupati e nel 2026 è ancora pari a 14,5. Il rischio di perdere la vita sul lavoro resta su livelli che non possiamo accettare. Le differenze tra territori e categorie di lavoratori indicano, inoltre, dove è necessario concentrare maggiormente l’attenzione. E’ questo il valore della nostra mappatura: individuare le criticità sulle quali intervenire con azioni di prevenzione, formazione e controllo più mirate, per arrivare finalmente a una riduzione concreta e duratura del rischio». Questo il commento all’indagine dell’Osservatorio sicurezza e ambiente Vega, del suo presidente, Mauro Rossato. Nei primi semestri degli ultimi quattro anni, sul podio dell’insicurezza troviamo quattro regioni in zona rossa per tre anni su quattro: Umbria, Sicilia, Campania e Trentino-Alto Adige. Seguite da Puglia e Abruzzo per due anni su quattro in zona rossa. L’unica regione rimasta per quattro anni in zona biancam prosegue il comunicato, con incidenze di mortalità molto basse è il Molise, seguito da Sardegna, Lazio, Friuli-Venezia Giulia e Basilicata per due anni in zona bianca. Guardando alla situazione del primo semestre 2026, a finire in zona rossa, con un’incidenza superiore a +25% rispetto alla media nazionale (pari a 14,5 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori), sono: Calabria, Liguria, Sicilia, Campania, Umbria e Puglia. In zona arancione: Veneto, Trentino-Alto Adige e Toscana. In zona gialla: Piemonte, Marche, Sardegna, Emilia-Romagna e Lombardia. In zona bianca: Lazio, Molise, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Basilicata e Valle d’Aosta.

Infortuni mortali e denunce nei primi semestri dal 2023 al 2026. Le vittime totali sono passate da 450 nel primo semestre 2023 a 482 nel 2026 (+7,1%), quelle in occasione di lavoro erano 346 nel 2023 e sono 350 a fine giugno 2026 -prosegue il comunicato-. Gli infortuni mortali in itinere, nei primi sei mesi di questi quattro anni, sono aumentati da 104 a 132 (28 decessi in più rispetto al 2023). Dal 2023 al 2026 le denunce di infortunio totali registrate nei primi semestri sono passate da 296.665 nel 2023 a 315.452 nel 2026 (+6,3%). Nel primo semestre del 2023 l’incidenza media era di 14,7 morti per milione di occupati, nel 2024 di 15,2, nel 2025 di 15,1 e quest’anno di 14,5. Osservando le incidenze di mortalità in occasione di lavoro per genere, si osserva che le lavoratrici rischiano meno dei colleghi maschi – prosegue il comunicato – Per gli uomini, infatti, l’incidenza è passata da 23,5 nel 2023 a 23,4 nel 2026. Per le donne da 2,3 a 2,5. La situazione si ripete anche per le denunce di infortuni mortali in itinere, dove sono ancora una volta gli uomini a far rilevare il dato più elevato di tutto il quadriennio. Guardando alla provenienza, l’incidenza diì mortalità dei lavoratori stranieri in occasione di lavoro è cresciuta da 25,3 nel 2023 a 37,1 nel 2026, mentre per gli italiani è scesa da 13,5 a 11,8. La distanza si ripropone anche per gli infortuni mortali in itinere. Per gli italiani nel 2023 l’incidenza era 4,0, nel 2026 è passata a 4,4. Per i lavoratori stranieri l’incidenza di mortalità in itinere è passata da 8,0 nel 2023 a 14,3 nel 2026.

Analizzando le fasce d’età, resta particolarmente critica la situazione degli ultrasessantacinquenni: pur essendo scesa da 51 denunce di infortunio mortale per milione di occupati nel 2023 a 45 nel 2026, l’incidenza si mantiene la più elevata tra tutte le fasce d’età in ciascuno dei quattro anni analizzati. Da segnalare – prosegue il comunicato – inoltre, il picco registrato nel 2024 pari a 62,6. I dati degli over 65 risultano pressoché doppi rispetto ai colleghi nella fascia 55-64 anni, che vanno da un’incidenza di 24,8 nel 2023 a 22,8 nel 2026. Nel quadriennio analizzato, sono gli uomini a registrare l’incidenza maggiore in relazione al numero di denunce di infortunio in occasione di lavoro. Viceversa – si legge nella ricerca – in itinere, sono le donne a far registrare in tutti e quattro gli anni l’incidenza più elevata. Analizzando i settori di attività, per quanto riguarda le denunce di infortunio (mortali e non), sono le attività manifatturiere a far rilevare il valore più alto nell’ultimo anno, a seguire sanità e costruzioni. Guardando alla nazionalità, in tutto il quadriennio i lavoratori stranieri continuano a registrare un’incidenza più che doppia rispetto ai colleghi italiani. I lavoratori stranieri sono passati, infatti, da un’incidenza di 20.597,4 infortuni per milione di occupati nel 2023 a 21.426,5 nel 2026; mentre gli italiani da 9.609,5 a 9.728,8.

La fascia d’età più colpita da infortuni (mortali e non) è quella dei giovanissimi dai 15 ai 24 anni: l’incidenza è passata da 33.434,4 denunce di infortunio per milione di occupati nel 2023 a 38.504,4 nel 2026. Le incidenze di infortuni meno elevate – conclude l’osservatorio Vega – vengono rilevate tra gli ultrasessantacinquenni (9.584,6 nel 2026), seguiti dalla fascia 35-44 anni (9.479,1 nel 2026) e 45-54 anni (9.164,3 nel 2026). I giorni più luttuosi nei primi semestri dal 2023 al 2026. ll lunedì è il giorno della settimana in cui si è verificato il maggior numero di infortuni mortali sul lavoro per due anni (nel 2023 e nel 2025) -prosegue il comunicato- mentre nel 2024 la maglia nera per il giorno più luttuoso è andata al martedì e nel 2026 al giovedì. Nel dettaglio, nel 2023 il lunedì si sono verificati il 19,9% dei decessi, nel 2024 il martedì il 21,2%, nel 2025 il lunedì il 22,7% e nel 2026 il giovedì il 22,6%. Cos’è l’incidenza degli infortuni. L’incidenza degli infortuni mortali indica il numero di lavoratori deceduti durante l’attività lavorativa in una data area (regione o provincia) ogni milione di occupati presenti nella stessa. Questo indice consente di confrontare il fenomeno infortunistico tra le diverse regioni, pur caratterizzate da una popolazione lavorativa differente.

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