Il 71% dei lavoratori usa quotidianamente l’intelligenza artificiale

Ago 7, 2026

Ma il 62 per cento vuole la supervisione umana. La ricerca di TeamViewer
di Redazione

lavoratori intelligenza artificialeL’intelligenza artificiale è ormai parte integrante della routine lavorativa. Tuttavia – secondo una ricerca condotta da TeamViewer – fornitore di soluzioni software per l’ambiente di lavoro digitale – le aziende devono superare una carenza di fiducia per poter fare un vero salto di qualità nella produttività con l’IA. In Italia, se da un lato il 71% utilizza l’IA ogni giorno, dall’altro il 62% preferisce ancora che ci sia una supervisione umana prima che l’IA agisca in autonomia. Questa cautela contrasta con le previsioni dei responsabili IT, i quali stimano che entro il 2030 quasi un terzo (29%) dei servizi legati all’ambiente di lavoro digitale (digital workplace) sarà gestito in modo del tutto autonomo.

Lo studio – «Path to the Autonomous Workplace» (La strada verso l’ambiente di lavoro autonomo) – analizza proprio questa transizione: il passaggio da una semplice “assistenza dell’IA” (in cui le persone interrogano gli strumenti e ne verificano i risultati) a veri e propri sistemi nativamente autonomi, capaci di intercettare le criticità e risolverle riducendo progressivamente l’intervento umano. I principali dati emersi dai lavoratori intervistati in Italia: L’IA è ormai una costante quotidiana. Il 71% degli intervistati utilizza l’intelligenza artificiale almeno una volta al giorno. Solo un esiguo 3% dichiara di non trarne alcun beneficio concreto sul posto di lavoro, mentre ben il 66% valuta la propria esperienza con questa tecnologia in modo decisamente positivo. L’ambiente di lavoro autonomo accelera la sua corsa, trainato soprattutto dal settore IT. Sebbene solo il 12% dei responsabili IT definisca la propria azienda già parzialmente autonoma, il 55% adotta un approccio proattivo e il 20% predittivo. Segno che la maggior parte delle aziende sta gettando le basi per un ambiente di lavoro automatizzato. Inoltre, il 98% dei leader IT si dice pronto a delegare all’IA almeno una delle proprie mansioni. E ancora: La fiducia cala quando cresce il potere decisionale dell’IA. Il 62% degli intervistati preferisce che la tecnologia non prenda iniziative autonome. Sebbene il 27% si dica pronto a delegare maggiore libertà d’azione all’IA, la stragrande maggioranza (il 78%) si sente a proprio agio solo se l’IA gestisce compiti ben definiti. Resta un esiguo 7% che non esprime alcuna riserva all’idea di un’IA capace di operare senza il fattore «human in the loop». Sì all’autonomia, no ai processi invisibili. In Italia, il 47% vuole che l’IA risolva i problemi sul nascere ma tenendo l’utente informato (contro una media globale del 40%). Inoltre, il 72% si sente a proprio agio con un’IA che agisce autonomamente, a patto di poter intervenire in caso di necessità. Le misure di controllo sono la chiave della fiducia. Secondo gli intervistati, l’azione autonoma dell’IA sarebbe più accettabile in presenza di: notifiche prima di modifiche rilevanti (33%), registri delle attività consultabili (32%), solide tutele per la sicurezza e la privacy (30%), opzioni di ripristino (rollback) (25%) e limiti di accesso per l’IA (23%). L’IA trasformerà il lavoro, non lo cancellerà. Entro il 2030, il 37% degli intervistati prevede che l’IA fungerà da assistente mentre le persone continueranno a svolgere la maggior parte dei compiti; il 23% si aspetta di delegare più mansioni per concentrarsi su attività a maggior valore aggiunto, e solo un esiguo 2% teme che il proprio ruolo possa scomparire.

I risultati della ricerca mettono in luce il «divario di fiducia nell’IA»: se da un lato le persone si sentono sempre più a proprio agio nell’utilizzare l’intelligenza artificiale come supporto, dall’altro sono meno pronte a concedere ai sistemi autonomi maggiore accesso, potere decisionale e responsabilità. Questo divario sta già costringendo i lavoratori a un continuo lavoro di controllo. Più della metà dei lavoratori intervistati in Italia (60%) controlla spesso o sempre i risultati generati dall’IA dedicando in media quasi un’ora e mezza alla settimana a queste verifiche. Inoltre, il 50% dichiara di non sapere sempre quando fidarsi dell’IA e quando invece sia necessario controllare. «L’IA sta già cambiando il modo in cui lavoriamo, ma la prossima fase sarà guidata dalla fiducia – ha dichiarato Oliver Steil, ceo di TeamViewer – Le aziende non avranno successo concedendo all’IA un potere illimitato, ma creando sistemi capaci di operare in modo sicuro, trasparente e responsabile, entro perimetri di controllo ben definiti. La vera opportunità sta nell’usare l’IA e l’automazione per prevenire disservizi, migliorare l’esperienza digitale e liberare le persone, permettendo loro di concentrarsi su attività a maggior valore aggiunto. Sarà un’autonomia basata sulla fiducia, e non un’automazione incontrollata, a liberare il pieno potenziale della produttività del futuro». Il settore IT sarà probabilmente uno dei primi ambiti in cui i sistemi autonomi prenderanno piede. I disservizi tecnici sono infatti spesso ripetitivi e misurabili, il che rende queste anomalie più facili da intercettare sul nascere, correggere in automatico e, nel tempo, risolvere entro perimetri di controllo ben definiti. I dati della ricerca lo confermano: la quasi totalità dei responsabili IT intervistati (98%) affiderebbe all’IA la gestione di almeno un compito, a partire dagli aggiornamenti di sistema (58%), dalla risoluzione dei problemi comuni dei dispositivi (42%) e dalla gestione degli accessi ai sistemi (35%). Tale propensione riflette la rapidità con cui si sono evolute le procedure IT in poco tempo e indica una chiara tendenza verso una sempre maggiore autonomia all’interno dell’ambiente di lavoro. «Per anni, il software è stato progettato principalmente in base alle istruzioni fornite dall’uomo – ha affermato Mei Dent, Chief Product and Technology Officer di TeamViewer – I sistemi autonomi scardinano questo modello. Il prossimo passo consiste nel progettare soluzioni capaci di capire quando agire, quando fermarsi e quando coinvolgere le persone nel processo decisionale. Per farlo servono regole di controllo chiare, azioni precedentemente approvate, una supervisione basata sul livello di rischio e la massima trasparenza su cosa abbia fatto la soluzione e perché. L’autonomia prenderà piede su larga scala solo quando le aziende ne dimostreranno l’efficacia in casi d’uso specifici e collaudati, per poi estenderla in totale fiducia».

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