Laghi sotto pressione: sempre più vulnerabili e fragili

Lug 10, 2026

Tra le cause la crisi climatica, l'inquinamento, le attività antropiche. Il report di Legambiente
di Redazione

laghi sotto pressioneI laghi italiani sono sempre più sotto pressione. A minacciarli sono crisi climatica, inquinamento e attività antropiche che minano come un virus il loro sistema immunitario, l’ecosistema lacustre, e la loro capacità di adattamento ai cambiamenti climatici. Il campanello d’allarme arriva da dieci bacini lacustri della Penisola presi in esame da Legambiente e al centro del suo nuovo report nazionale «Laghi sotto pressione». Dal lago Maggiore (Piemonte e Lombardia), a quello di Como (Lario in Lombardia), dal Lago di Iseo (Lombardia) al Trasimeno (Umbria) ai laghi laziali di Albano e Nemi, dal lago di Occhito (Molise e Puglia), a quello di Pietra del Pertusillo (in Basilicata), di Pergusa (Sicilia) e di Omodeo (Sardegna), i bacini lacustri esaminati da Legambiente risultano estremamente vulnerabili – soprattutto sempre più in secca – con acque sempre più calde e spesso con uno stato non buono.

Nel Nord Italia, il lago Maggiore, di Como (Lario) e d’Iseo sono – secondo il report dell’associazione ambientalista – quelli più in sofferenza, anche in virtù del fatto che sono utilizzati in questa stagione per scopi irrigui. Il Lago Maggiore ha perso 43 milioni di metri cubi di acqua rispetto a fine giugno, registrando una percentuale di riempimento al 5 luglio del 40% secondo l’Osservatorio utilizzi idrici, coordinato dall’ADBPO. Il lago Lario è calato di oltre 22 cm da fine giugno, raggiungendo il 5 luglio il livello di riempimento del 41%. Per il lago d’Iseo il livello di riempimento al 5 luglio era del 35%. Preoccupa anche la temperatura superficiale media dell’acqua che, secondo Copernicus, per il lago Maggiore nel 2025 è stata di 0,75°C superiore alla media (1995-2020), per il lago di Como di + 0,64°C, mentre per il lago di Iseo è stata di + 0,3°C. L’aumento delle temperature comporta sempre più degli squilibri negli ecosistemi. Nel centro Italia il Lago Trasimeno è il più vulnerabile. In questi giorni ha perso 169 cm rispetto allo zero idrometrico, ciò ha comportato la limitazione della navigazione dei battelli. Essendo un lago laminare (esteso ma poco profondo, mediamente 4 metri) e privo di emissari naturali, la sua sopravvivenza dipende solo da un fragile bilancio idrico. Il calo del volume idrico causa l’accumulo di sali, l’aumento dell’alcalinità e fenomeni di eutrofizzazione (eccesso di nutrienti come azoto e fosforo), aggravati da sistemi di depurazione obsoleti e scarichi non conformi. Per quanto riguarda invece la temperatura superficiale media, sempre secondo Copernicus, l’anomalia nel 2025 è stata di 0,79°C superiore alla media del periodo di riferimento 1995-2020. Tra i laghi laziali in sofferenza ci sono anche quelli di Albano e Nemi che, negli ultimi 40 anni, hanno perso complessivamente oltre 54 milioni di metri cubi d’acqua, con un abbassamento del livello superiore a 6 metri (6,5 m a fine 2024 – inizio 2025) e una perdita di volume nelle falde di quantità ancora maggiori. I pozzi, ormai prosciugati, hanno esaurito le falde profonde dell’apparato vulcanico, riducendo per il futuro la capacità di assorbimento delle rocce. Nel sud resta alta l’allerta per il lago di Pergusa che già in passato più volte si è quasi disseccato con gravi conseguenze sulla biocenosi (complesso di popolazione sia animale che vegetale.

Altro campanello di allarme che compromette l’adattamento alla crisi climatica dei sistemi lacustri, riguarda la qualità delle acque minacciata dall’industrializzazione, l’uso di pesticidi in agricoltura, la crescente urbanizzazione, e il prelievo per diversi scopi. Ad esempio, il lago di Iseo soffre l’inquinamento microbiologico delle acque, mentre tra gli inquinanti emergenti si segnalano i Pfas nei pesci, e poi il rischio idrogeologico legato a frane e la formazione di un’isola di detriti alla foce dell’Oglio. La presenza di Pfas è stata monitorata anche nel Lago Maggiore, nel Trasimeno e nel Lago Lario. «Adattamento climatico e mitigazione delle pressioni – dichiara Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente – sono due pilastri centrali e integrati tra loro per la tutela e la resilienza dei laghi. Oggi i bacini lacustri sono sempre più vulnerabili a causa di stress multipli che incidono su di loro, come la crisi climatica e l’eccessiva attività antropica che determina un peggioramento della qualità delle acque, come denunciamo da anni con la nostra campagna Goletta dei Laghi. Per questo chiediamo a livello nazionale interventi integrati e lungimiranti a partire dallo stanziamento delle risorse economiche per attuare il piano di nazionale di adattamento climatico. Non sono ammessi più ritardi, servono interventi mirati che devono scongiurare rischi di maladattamento e riguardare, tra l’altro, anche il potenziamento della depurazione, una maggiore efficienza idrica, il riuso delle acque ove possibile, soluzioni basate sulla natura, miglioramento del monitoraggio e piena integrazione dell’adattamento climatico nei Piani di Gestione dei Bacini Idrografici previsti dalla Direttiva Quadro Acque».

L’adattamento dei laghi alla crisi climatica dipende  dal loro stato ecologico. Per questo Legambiente indirizza al Governo 11 proposte chiedendo interventi integrati e lungimiranti a partire dallo stanziamento delle risorse per attuare il Piano nazionale dei cambiamenti climatici che, per altro, va integrato dato che contiene solo una misura per la tutela dei laghi. E’ inoltre importante definire una regia unica, in capo alle Autorità di bacino distrettuali, con l’obiettivo di costruire protocolli di raccolta dati e modelli logico/previsionali che permettano di conoscere il sistema delle disponibilità della risorsa idrica, dei consumi reali, della domanda potenziale e definire degli aggiornati bilanci idrici; realizzare una strategia nazionale integrata; adottare per ogni bacino dei protocolli di gestione delle siccità, indispensabile intervenire per ripristinare le falde attraverso interventi di riqualificazione morfologica ed ecologica dei corsi d’acqua e del reticolo idraulico. Tra gli altri interventi Legambiente chiede di azzerare l’impermeabilizzazione e il consumo di suolo per permettere la ricarica naturale delle falde, azioni di adattamento per il contrasto alle inondazioni delle aree urbane; puntare su scelte di sostenibilità valorizzando il turismo attivo; migliorare i sistemi di depurazione, ridurre l’impatto dell’inquinamento civile e industriale, ridurre l’uso di fertilizzanti e pesticidi in agricoltura. Un patrimonio da proteggere: In Italia – ricorda Legambiente – 119 laghi sono associati a siti Natura 2000, 93 ad aree di protezione per l’acqua potabile, 43 ad acque di balneazione, 40 ad aree protette nazionali e 30 ad acque designate per pesci di acqua dolce. Nonostante ciò, circa due terzi dei laghi italiani sono fortemente modificati, secondo Ispra, segno di una pressione antropica strutturale su questi fragili ambienti. Non va inoltre dimenticato, sottolinea Legambiente, che sull’Italia pesa la procedura d’infrazione (2027/2025) arrivata a gennaio 2026 per non aver correttamente recepito la Direttiva quadro sulle Acque in quanto la normativa nazionale non prevede la registrazione di tutte le autorizzazioni per il prelievo o l’arginamento delle acque.

Il report dedica un focus ai laghi che si trovano oltre i 1500 metri. L’aumento delle temperature e la degradazione del permafrost e la fusione dei ghiacciai possono modificare i flussi di sedimenti e nutrienti verso i laghi, alterando la stabilità dei versanti e parametri come pH, conducibilità e concentrazione di diversi ioni. Non va dimenticato che il progressivo ritiro dei ghiacciai e la riduzione della copertura nevosa stanno modificando il regime di alimentazione di questi bacini, che dipendono in larga misura dalle acque di fusione nivale e glaciale. Le ricerche condotte nelle Alpi mostrano chiaramente questa tendenza. In Valle d’Aosta, tra il 2006 e il 2015, il numero dei laghi glaciali è quasi raddoppiato, con la comparsa di circa 170 nuovi bacini e un significativo aumento della superficie complessiva occupata.

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