In Cybersecurity gli italiani non sono molto preparati

Ago 30, 2024

Siamo bravI a creare password forti e a gestire le offerte sospette di servizi di streaming. Ma soltanto il 7 per cento conosce quali sono le questioni di privacy da considerare quando si utilizza l'intelligenza artificiale sul lavoro
di Redazione
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Foto tratta da www.pexels.com

La cybersecurity nel nostro paese latita. Nel 2024, in Italia il numero di cyber star, ovvero di utenti consapevoli e preparati, si è dimezzato. Secondo una nuova ricerca della società di cybersecurity NordVPN gli italiani sono scesi dall’ottavo all’11esimo posto nel mondo in termini di competenze su cybersicurezza e privacy online. Gli italiani sono bravi nella creazione di password forti (98%), ma faticano a identificare i problemi di privacy legati all’utilizzo dell’IA sul lavoro (7%). Il National Privacy Test (Npt) è un’indagine annuale globale volta a valutare la sicurezza informatica e la consapevolezza della privacy online delle persone e a educare il pubblico sulle minacce informatiche e sull’importanza, nell’attuale era digitale, della sicurezza dei dati e delle informazioni. Quest’anno la ricerca ha raccolto 25.567 risposte da 181 Paesi. «Poiché il panorama delle minacce digitali evolve a una velocità senza precedenti –  afferma Marijus Briedis, chief Technology Officer (cto) di NordVPN – è fondamentale che gli utenti di Internet comprendano l’importanza di proteggere le proprie informazioni personali. Il National Privacy Test si impegna a educare le persone in tutto il mondo sulle minacce informatiche e a offrire consigli essenziali per difendersi da frodi, raccolta di dati, sorveglianza e altri pericoli online».

Questi Paesi si posizionano tra i primi tre per cybersecurity: Singapore (62/100); Finlandia e Lituania (61/100); Germania e Stati Uniti (60/100). I risultati di quest’anno hanno mostrato, tuttavia, un progressivo peggioramento dei livelli di consapevolezza della privacy online e della sicurezza informatica nel mondo. «Per alcune persone – prosegue Briedis – i progressi tecnologici possono risultare così travolgenti da render difficile stare al passo. Le app online, progettate per essere pratiche e funzionali, diventano sempre più integrate nella nostra vita quotidiana, e spesso si dà priorità alla facilità d’uso rispetto alla privacy, esponendosi inconsapevolmente a rischi. Sebbene sia preoccupante osservare un calo della consapevolezza sulla privacy online a livello globale, questa tendenza evidenzia ancora di più la necessità di educare le persone alla protezione dei propri dati personali online». Siamo bravi a creare password forti (98%) e a gestire le offerte sospette di servizi di streaming (94%). Conosciamo anche le autorizzazioni da concedere alle diverse app (89%), i rischi in cui si incorre salvando i dati della propria carta di credito sul browser (88%) e quali dati sensibili evitare di condividere sui social media (85%). Eppure, solo il 7% degli sa quali sono le questioni di privacy da considerare quando si utilizza l’IA in ambito lavorativo, e solo il 9% sa quali dati vengono raccolti dai fornitori di servizi internet (ISP) come parte dei metadati. Siamo inoltre per lo più ignari (12%) delle soluzioni di protezione della rete wi-fi domestica, ritenendola probabilmente sicura di default. Infine, solo il 18% sa dove conservare le password in modo sicuro, ad esempio utilizzando strumenti come i password manager. Tra gli italiani, l’1% è un cyber wanderer (non sa quasi nulla di privacy e sicurezza informatica), mentre la percentuale maggiore (55%), con un punteggio di 50-74, è cyber adventurer, qualcuno che ne sa abbastanza ma ha ancora margini di miglioramento. Il numero di cyber star consapevoli in Italia, invece, quest’anno si è dimezzato.

Rispetto al 2023, meno italiani comprendono i vantaggi in termini di sicurezza dell’aggiornamento delle app non appena questo è disponibile. Mentre nel 2023 il 75% ha dichiarato di aggiornare un’app non appena è disponibile un aggiornamento, quest’anno la percentuale è scesa al 64%. Tuttavia, c’è anche una nota positiva: rispetto a un anno fa, un numero maggiore di italiani è diventato più consapevole su come agire nel caso in cui una violazione di un fornitore di servizi comprometta le informazioni del proprio account (45% nel 2023 contro 49% nel 2024). Infine, va detto che i partecipanti italiani, come quelli spagnoli, sono risultati tra i più carenti in tutti i punteggi. Il punteggio globale del NPT ha raggiunto il 58% quest’anno, il che dimostra la diminuzione della consapevolezza della privacy online e della sicurezza informatica nel mondo, rispetto al 2023 (61%) e al 2022 (64%).

Ma come aumentare la cybersecurity? Marijus Briedis di NordVPN condivide una serie di azioni da compiere: utilizzare password uniche e robuste per ogni account online. Utilizzare, inoltre, un gestore di password e se disponibile impostare un login con passkey per gli account personali. Rafforzare la sicurezza del proprio account attivando l’autenticazione a più fattori. Questo aggiunge un ulteriore livello di protezione richiedendo un’ulteriore forma di verifica. Aggiornare regolarmente il software, i sistemi operativi e le applicazioni. Questo aiuta a risolvere le vulnerabilità e a garantire l’applicazione delle patch di sicurezza. Utilizzare sempre una VPN per criptare la propria connessione internet, proteggendo le proprie informazioni personali da potenziali intercettatori. Controllare e aggiornare regolarmente le impostazioni della privacy sulle piattaforme social, sulle applicazioni mobili e su altri servizi online.

 

 

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