Sicilia fra le regioni più esposte ai cambiamenti climatici

Feb 19, 2024

L’isola rischia la desertificazione del 70 per cento del territorio. I dati del Centro studi di Ecogest e Greenway
di Redazione

SiciliaGli effetti del cambiamento climatico sono sempre più evidenti e incidono significativamente sulla nostra vita. Tra i settori più colpiti senza dubbio troviamo quello delle infrastrutture di trasporto. In Sicilia, in particolare, negli ultimi anni si sono verificati circa 175 eventi meteorologici estremi, più di uno al mese – media superiore alle altre regioni italiane – di cui 25 solo nel 2022. Tra periodi di siccità, ondate di calore sempre più intense e la crescente frequenza di fenomeni di pioggia estremi, come le alluvioni lampo, gli strati fertili del suolo e l’ecosistema dell’isola stanno improvvisamente cambiando.
Sono alcuni dei dati del Centro Studi per il Cambiamento Climatico, promosso da Greenway Group Srl ed Ecogest Spa.

«Il nostro studio – ha detto Valerio Molinari, presidente del Centro studi e azionista di riferimento di Ecogest Spa – ha lo scopo di fornire dati utili a orientare le future scelte infrastrutturali e manutentive, ma anche di dare il giusto peso alle conseguenze di un fenomeno progressivo e inarrestabile quale il cambiamento climatico. In Sicilia il progressivo processo di riscaldamento è tra i più evidenti non solo in Italia. Si tratta di un’area caratterizzata dal clima mediterraneo che, a causa delle problematiche legate al cambiamento climatico, rischia la desertificazione del 70 per cento del suo territorio. E’ necessario che dalla diagnosi si passi alla cura rapidamente attraverso l’innovazione scientifica e tecnica, e soprattutto affidandosi all’esperienza e al know how di quanti, da tempo, hanno intuito i rischi insiti nel cambiamento climatico, studiandone non solo effetti, ma anche soluzioni efficaci per un’emergenza globale di tale portata».

Il Centro studi fa un’analisi dell’isola  evidenziando i significativi cambiamenti nei modelli di temperatura e precipitazione, laddove già la condizione strutturale della rete intermodale dei trasporti presenta numerose vulnerabilità a causa di errori di progettazione, utilizzo di materiali spesso non idonei, mancanza di manutenzione e vetustà della rete stessa, unitamente a un intenso carico di traffico, non esistendo praticamente alternative sostenibili a quello gommato. Per quanto riguarda gli eventi estremi, nella Sicilia orientale sono 44 gli episodi gravi, tra cui 21 alluvioni e 9 casi di danni alle infrastrutture dovuti alle piogge torrenziali. A Palermo si sono registrati 21 eventi gravi, tra cui 11 alluvioni dovute a piogge torrenziali. Sulla costa agrigentina, 42 eventi, di cui 32 ad Agrigento, con 15 casi di allagamenti dovuti a piogge intense e 4 casi di esondazione di fiumi a Sciacca.

I tornado saranno sempre più frequenti a causa della posizione della Sicilia stretta tra i fronti atmosferici europei e africani in continuo contatto. Durante i periodi di caldo molto prolungati, l’evaporazione dal mare aumenta e l’acqua si condensa nell’atmosfera, dove prima o poi precipita, dando vita ai fenomeni conosciuti come bombe d’acqua. Desta preoccupazione anche l’innalzamento del livello del mare nella regione, che ha raggiunto circa +2,8 mm all’anno dagli anni ’90 e ha contribuito all’erosione delle coste. Il trend previsto per il periodo 2021-2050 indica un aumento generale della temperatura superficiale per le acque marino costiere della Sicilia compreso tra 1,2°C e 1,3°C e il significativo innalzamento del livello del mare di circa 7cm. Per quanto riguarda il dissesto idrogeologico, la Sicilia è caratterizzata da circa 394,6 km2 classificati come zone a pericolosità da frana elevata e molto elevata, pari all’1,5% della superficie totale dell’isola. Il numero di comuni interessati dal rischio frana e dal rischio idraulico moderato supera il 90% del totale (360 su 390 comuni siciliani) che equivale a circa 747,5 km2 di superficie.

In questo quadro la manutenzione delle reti infrastrutturali è fondamentale. «Le soluzioni esistono e sono molteplici – conclude VMolinari – Innanzitutto, bisogna pianificare e rimodulare la manutenzione supportandola attraverso soluzioni come telecamere online, stazioni meteorologiche, sensori di carico stradale, sistemi telematici avanzati in grado di regolare il flusso del traffico e di evitarne la congestione. Importante anche la scelta di nuovi impianti a verde, che influisce sullo stato di conservazione delle infrastrutture stradali e autostradali. Tra le soluzioni potremmo pensare a piante e alberi autoctoni nei nuovi impianti, razionalizzazione e adeguamento della pianificazione degli interventi di manutenzione, applicazione di nuove tecnologie di studio e controllo alla manutenzione del verde, a partire dai droni e dal monitoraggio continuo dello stato della vegetazione».

 

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