I grandi eventi a Roma e le ricadute sui cittadini

Ott 17, 2023

Ma gli extraprofitti di questi grandi eventi tengono conto del costo umano che ne ha permesso la loro buona riuscita?
di Massimo Proietti, Segretario Uil Lazio

grandi eventiLa recente edizione della Rider Cup di golf – la manifestazione biennale che per la terza volta nella storia non si è giocata in Usa o Gran Bretagna – è stato un avvenimento che ci ha dato la possibilità di aprire una serie di riflessioni su una tematica a noi cara. Mentre i siti istituzionali del Comune di Roma, di Guidonia-Montecelio, della Federazione italiana del golf, persino le pagine social dei comitati di quartiere di Marco Simone (luogo in cui si è svolta la competizione) sono ancora oggi a distanza di settimane a parlarci, numeri alla mano, “della ricchezza prodotta da questo evento di portata mondiale”, ci sembra doveroso accompagnare l’analisi di questi gloriosi dati con una serie di interrogativi sulle ripercussioni di questi grandi eventi sulle “persone”. Quando cominceremo a calcolare il costo pro capite per chi viene continuamente bloccato nella sua stessa città? Strade chiuse, mezzi rallentati, linee metro ai minimi termini, manutenzione perenne. Cosa comporta nella vita di ognuno di noi perdere tempo? Si tratta solo di tempo oppure anche per i cittadini il tempo può avere lo stesso valore che ha per le imprese e gli affari? Non si tratta forse di mancati guadagni per un lavoratore autonomo?

Un cartellino timbrato in ritardo, un abbonamento in palestra non rinnovato, cinema mostre e teatri semideserti, visite mediche rimandate e minori prelevati come pacchi nella fretta da genitori esausti non sono comunque un costo per la società? È vero, tutto questo non è quantificabile ma il suo prezzo è sempre caro e il conto arriva quando è troppo tardi, quando poi ci troviamo a parlare di periferie, rabbia sociale, problemi minorili, problemi di salute dovuti alla prevenzione inesistente, danni alla salute derivati da stress. Monetizzare un grande evento in termini del Pil che restituirà è l’argomentazione principale dei fautori della «città del futuro». Ma gli extraprofitti di questi grandi eventi tengono conto del costo umano che ne ha permesso la loro buona riuscita? Sarebbe giusto e più coraggioso pensare di monetizzare il benessere della persona che una città la abita. Al contrario dell’impatto shock di un grande evento, siamo sicuri che il Pil non sarebbe accresciuto in modo più significativo e soprattutto più costante da una cittadinanza che può disporre liberamente del suo tempo, senza rimanere ostaggio della sua città?

 In realtà il binomio grandi eventi e mobilità è sempre stato imperfetto. Almeno a Roma, città nella quale bastano semplici potature degli alberi per mandare in tilt il traffico. E invece manifestazioni come le Olimpiadi, la Coppa del mondo di calcio, il Giubileo, l’Expo rappresentano per le metropoli che li ospitano enormi sfide organizzative, specie per quanto riguarda il sistema della mobilità, chiamato in questi casi a reggere l’urto dell’afflusso straordinario di spettatori o fedeli con la quotidianità delle persone che nelle città vivono o che per lavoro o studio nelle città entrano ed escono ogni giorno. Roma sotto questo aspetto ha numeri da capogiro: oltre ai suoi tre milioni di residenti, si aggiunge una quota variabile composta di turisti, visitatori occasionali, e pendolari che fanno crescere quotidianamente il numero delle persone a quattro milioni.  Alla difficoltà quotidiana di rendere sostenibile l’impatto di questi numeri si aggiungeranno le cifre straordinarie dei grandi eventi, e allora è doveroso per noi chiederci come si potrà assicurare una costante e continua manutenzione delle infrastrutture cercando di azzerare i disagi per gli utenti e in ogni caso alla fine di tutto questo domandarci di quale entità sarà la ricchezza diffusa che resterà in città una volta che una grande manifestazione sarà conclusa.

Diversi studi hanno evidenziato come i grandi eventi, se nell’immediato stimolano un aumento del turismo e della domanda locale, a lungo termine raramente superano i costi di organizzazione. Ciò è avvenuto in particolare per le Olimpiadi, ma anche per il Giubileo 2000 che – secondo uno studio pubblicato nel 2019 dalla Banca d’Italia – ha avuto un impatto economico complessivamente negativo, al netto dei fondi pubblici spesi per ospitarlo, con una crescita del valore aggiunto pro capite trascurabile, e un aumento del lavoro povero. Le olimpiadi di Tokio 2020 sono costate (complice anche il Covid) il 400 per cento in più del budget originario. Secondo uno studio dell’Università di Oxford dal 1960 i giochi sono costati in media il 172 per cento in più del bilancio iniziale, ed è cosa nota come il default della Grecia abbia avuto il suo avvio proprio con le spese delle olimpiadi del 2004.

Numeri che consigliano attenzione e lungimiranza. Cosa fare? Aprire una reale fase di accordi e relazioni sindacali, ricercando costantemente il confronto con le organizzazioni dei lavoratori per le decisioni economiche e politiche che saranno adottate. Per la Uil la concertazione è un aspetto dirimente. Dal centro alla periferia, Roma sta diventando un enorme cantiere: tra le opere previste dal Piano nazionale di Ripresa e resilienza e lavori giubilari, sono migliaia le persone occupate in queste grandi opere. Occorre garantire il rispetto delle misure di sicurezza nei luoghi di lavoro, scongiurare il rischio del lavoro sottopagato o peggio ancora a nero e assicurare la formazione professionale di lavoratrici e lavoratori. Ci saranno altre opportunità da cogliere. Turismo, cultura, grandi eventi potranno mutare il volto della Capitale d’Italia? Proviamo a guardare avanti: il 2025 sarà l’anno del Giubileo e si stimano in città più di 16 milioni di persone. Il 2030 potrebbe essere l’anno dell’Expo, con 30milioni di presenze. E ancora: il 2033 ricorrerà il bimillenario della crocifissione di Cristo. Tutti appuntamenti per i quali Roma dovrà farsi trovare pronta. Ne sarà capace? Vista da questa prospettiva Roma sembra avere il fiato corto, anche se sta cercando di correre contro il tempo per colmare i ritardi accumulati ma occorrerà programmare in futuro investimenti e lavori con scadenze precise e senza ritardi. E’ per il bene della città che deve essere compiuto un salto di qualità: programmazione, coraggio delle scelte, evitando gli errori commessi nel passato. Se dovessimo scattare un’istantanea ad oggi, per tornare all’analisi onesta del dato di partenza sulla Ryder cup, al cittadino romano è rimasta un po’ di diossina generata dall’incendio divampato appena qualche ora dopo la fine dell’evento e una strada, la Tiburtina, che seppure sembrava aver visto la luce su dei lavori iniziati circa 15 anni fa, è ritornata ad essere un cantiere nei giorni immediatamente successivi.

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