Trasferirsi altrove dopo la pandemia

Lug 22, 2022

I dati di Relocation: Il 38% di chi si sposta lo fa per lavoro, il 20% per questioni familiari, il 3% lo fa dopo essere andato in pensione, il 2% per motivi di studio e il 14% per altre ragioni
di Redazione

trasferirsiLa pandemia ha influito sulle abitudini di vita e lavorative delle persone. Secondo i dati del Work Trend Index di Microsoft, il 41% dei lavoratori di tutto il mondo sta valutando di cambiare lavoro nel prossimo anno. In molti casi questo è legato al desiderio di cambiare vita, per ricominciare, magari, altrove. Inoltre, il ricorso sempre maggiore al telelavoro, che permette di svolgere le proprie mansioni da remoto da qualsiasi parte del mondo, ha ulteriormente incentivato il desiderio di trasferirsi. Per molti expats questo vuol dire tornare a casa, mentre per molti altri lasciare il proprio paese, per andare in un luogo che ci rende più felici o che offra nuove possibilità. Se immediatamente dopo il primo lockdown per molti la reazione era stata quella di cercare una nuova casa che avesse spazi aperti di pertinenza (giardini, balconi o terrazzi), a distanza di due anni il desiderio si fa più profondo, e in molti vogliono spostare altrove la propria vita.

Secondo Relocations – azienda che offre servizi per il trasloco internazionale – parte del gruppo Crown, presente con i suoi uffici in quasi 50 paesi del mondo, se prendiamo in considerazione la top 10 delle destinazioni richieste da gennaio a maggio 2022, solo il 30% sceglie di restare in Italia (nel 2021 era il 27%). Al secondo posto, troviamo il Regno Unito, nonostante si temesse che la Brexit potesse scoraggiare gli ingressi nel paese (19%, +2% rispetto al 2021), mentre sul terzo gradino del podio, con il 16% delle richieste, si posizionano gli Stati Uniti (+1% rispetto al 2021). Il 38% di chi si sposta lo fa per lavoro, il 20% per questioni familiari, il 3% lo fa dopo essere andato in pensione, il 2% per motivi di studio e il 14% per altre ragioni (amore, desiderio di fare nuove esperienze, o semplicemente voglia di cambiare vita).

Trasferirsi dopo la pandemia. «Negli ultimi 2 anni abbiamo ricevuto un sensibile incremento di richieste di traslochi internazionali, da parte di persone che volevano spostare completamente la propria vita in un paese estero – spiega Francisco Schenone, Country Manager per l’Italia di Crown – Questo tipo di trasloco non è semplice, perché viene fatto per la maggior parte a distanza, senza avere la possibilità di vedere realmente il luogo in cui ci si trasferisce, il quartiere e la reale offerta di servizi. Per questo, acquisiscono particolare importanza tutti quei servizi che, attraverso le moderne tecnologie, consentono di fare dei tour virtuali, proprio come se si fosse sul posto. Oggi il mercato non chiede più solo il servizio di trasloco, quindi imballaggio e trasporto delle cose, ma un vero e proprio servizio di ricollocamento di ogni aspetto della propria vita». Oltre alla ricerca di una casa,  un altro servizio molto richiesto è la scelta della scuola per i figli e la formazione linguistica e culturale. «Per chi si sposta verso un paese estero – conclude Schenone – è fondamentale trovare un contesto che abbia qualcosa di famigliare, e avere la possibilità di inserirsi nella comunità, con la certezza di avere tutti i documenti in regola».

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