Informazione e disinformazione. Come nascono le fake

Lug 21, 2022

Negli ultimi due anni più di otto italiani su dieci si sono imbattuti in fake news sulla pandemia. Ecco il rapporto Censis-Ital Communications sulla buona comunicazione dell'emergenza quotidiana
di Redazione

informazione e disinformazioneLa tanta informazione di questi mesi si è accompagnata a false notizie e disinformazione: il 57,7% degli italiani lamenta di avere un’idea molto o abbastanza confusa di quello che sta succedendo nella guerra tra Russia e Ucraina. L’83,4% dichiara che negli ultimi due anni si è imbattuto in notizie false sulla pandemia e il 66,1% in fake news sulla guerra in Ucraina. Il pubblico delle fake news è enorme e la loro viralità supera quella delle notizie vere. A fotografare la situazione è il Secondo Rapporto Annuale Censis-Ital Communications sulla buona comunicazione dell’emergenza quotidiana.

Ma come si informano i cittadini? Secondo il Rapporto, il 64,2% degli italiani ritiene che durante l’emergenza sia stata privilegiata la spettacolarizzazione e la voglia di fare audience piuttosto che un’informazione tesa alla comprensione dei problemi. Di fronte alla confusione informativa il 45,5% degli italiani si rivolge a fonti informali di cui si fida di più, ma è in questi ambienti che si producono e diffondono notizie false attraverso post, like e condivisioni. Tra le persone di cui gli italiani si fidano, anche come fonti informative, ci sono gli influencer: il 38,1% segue le loro opinioni e analisi sulla guerra. Il Rapporto nasce all’interno dell’Osservatorio permanente Censis-Ital Communications sulla comunicazione e sulle agenzie di comunicazione. La ricerca evidenzia come il susseguirsi di emergenze imprevedibili generi una domanda di informazione dalla quale nessuno è escluso. Secondo i dati, infatti, il 97,3% degli italiani nell’ultimo anno ha cercato notizie su tutte le fonti disponibili, off e online. In particolare, 41 milioni di italiani si sono informati sui media tradizionali. Nel biennio 2019-2021 gli utenti del web sono aumentati di 4,2 punti percentuali e sono l’83,5% della popolazione. Milioni di persone hanno poi utilizzato social media e messaggistica istantanea, diventando essi stessi protagonisti e moltiplicatori di quello che leggevano e ascoltavano. Sono oltre 7 milioni gli italiani che hanno costruito un palinsesto informativo fatto solo di media online, siti web e social media. La comunicazione ha dunque un ruolo fondamentale nella rappresentazione della realtà e i professionisti del settore sono essenziali per ridurre il rischio di fake news.

Come frenare la disinformazione? Occorre attuare regole più severe per piattaforme e social media, programmi di educazione al digitale e promozione di una comunicazione di qualità gestita da professionisti. Le emergenze insegnano che la capacità di comunicare è essenziale per gestire le crisi e ottenere un rapporto di collaborazione e di fiducia fra cittadini e istituzioni. C’è bisogno di professionisti che guidino le aziende e le istituzioni nella comunicazione. Il loro ruolo è fondamentale per combattere fake news e disinformazione. Nel 2021 in Italia sono attive 4.445 agenzie di comunicazione e pubbliche relazioni, al cui interno lavorano 8.290 professionisti, per una media di circa due addetti per ciascuna agenzia.

Informazione e disinformazione. Cosa fare? «Con il Covid prima e con la guerra poi – ha sottolineato Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis – il web e social sono entrati a pieno titolo all’interno dell’ecosistema dell’informazione, e ci resteranno anche nel futuro. I professionisti dell’informazione devono prenderne atto e cercare i modi per influenzare positivamente il web che è e deve rimanere uno strumento di libertà e di democratizzazione». «Dobbiamo lavorare tuti insieme – ha aggiunto Alberto Barachini, presidente della Commissione di Vigilanza Rai – istituzioni e testate giornalistiche, con il fine di certificare le fonti e  offrire al cittadino delle informazioni serie e corrette per evitare il diffondersi di fake news». «L’informazione va difesa in quanto rappresenta un interesse nazionale, ma non va indirizzata – ha detto Giuseppe Moles, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio». «Il Rapporto Censis Ital Communications rileva che in campo informativo siamo in presenza di un’infomedia comunicativa che genera confusione e ansia – ha spiegato Domenico Colotta, founder di Ital Communications – avendo la meglio sulla corretta informazione». «In tale contesto – ha concluso Attilio Lombardi, founder di Ital Communications – le agenzie di comunicazione possono certificare, utilizzando fonti affidabili e verificate, la correttezza delle notizie che producono e distribuiscono. Tutto ciò è una garanzia per il funzionamento delle moderne democrazie, oltre che per la tutela della dignità delle persone».

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