Acqua, Il 40 per cento si perde nella rete idrica

Lug 8, 2022

Il grosso delle perdite riguarda soprattutto il settore civile. Ecco la stima del rapporto annuale dell'Istat
di Redazione

acquaLa perdita di acqua nella rete idrica italiana è del 40 per cento, l’agricoltura preleva il 50% delle risorse idriche, quella utilizzata per uso civile è del 36% e il 14% per le attività industriali. Il grosso delle perdite riguarda soprattutto il settore civile, tra il prelievo e consumo si perde il 48%. La stima è contenuta nel Rapporto annuale dell’Istat in cui si fa il punto a fronte anche dell’emergenza siccità di quest’anno che rappresenta il terzo evento grave in dieci anni, particolarmente acuto nel Nord-ovest. Dunque, la possibilità di razionamento delle forniture idriche nelle aree più colpite avrebbe effetti significativi in primo luogo sul comparto agricolo e sull’uso civile «Nel quadro delle misure per la tutela del territorio e della risorsa idrica, il Pnrr destina 4,38 miliardi alla gestione sostenibile delle risorse idriche lungo l’intero ciclo – sottolinea l’Istat – con l’obiettivo di migliorare la qualità ambientale delle acque marine e interne. Si tratta di risorse fondamentali per iniziare un profondo rinnovamento infrastrutturale e gestionale».

Capitolo emissioni. Tra il 2011 e il 2021 complessivamente in Italia sono diminuite di circa il 19%. La riduzione è stata pari al 31% nella manifattura, riguardando la maggioranza dei settori di attività, e di appena il 10% nei consumi delle famiglie. La sfida della transizione ecologica, alla quale il Pnrr dedica circa 85 miliardi di euro di investimenti, è particolarmente rilevante per il nostro Paese – sottolinea l’istituto – che dipende dall’estero per oltre tre quarti dell’approvvigionamento energetico, principalmente di petrolio e gas naturale. Nell’ultimo decennio risparmi importanti sono stati conseguiti nei consumi dell’industria, molto minori quelli delle famiglie mentre sono rimasti stabili i consumi del terziario. Nello stesso periodo, nei comparti ad alto impatto climatico (tranne i trasporti), si è avuta una riduzione dell’intensità dell’impatto per unità di valore aggiunto. Questa contrazione è largamente dovuta al miglioramento delle tecnologie di produzione dei settori industriali mentre le attività terziarie a servizio della manifattura, il cui peso è cresciuto nel tempo, hanno fornito un contributo molto debole. Al centro dell’attenzione degli alunni stranieri delle scuole secondarie è l’ambiente, che preoccupa molto il 60,5% degli intervistati, timore condiviso anche dai ragazzi italiani.

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