Operazione nella Tuscia. Evasione per 13milioni di euro

Ott 28, 2021

Sfruttamento del lavoro, caporalato e truffa aggravata ai danni dell'Inps: ventinove gli indagati, 42 le aziende coinvolte e 47 le perquisizioni.
di Redazione

OperazioneOperazione nel viterbese contro lo sfruttamento del lavoro, il caporalato e la truffa aggravata ai danni dell’Inps. Indagati 29 soggetti, 42 aziende coinvolte. I finanzieri del Comando Provinciale di Viterbo hanno concluso una complessa e articolata indagine di polizia economico finanziaria, svolta nei confronti di diverse società e cooperative operanti sul litorale della Tuscia, che hanno posto in essere una sistematica e generalizzata illecita somministrazione di manodopera, dissimulata attraverso contratti di appalto fittizi. Le aziende coinvolte, attraverso lo sfruttamento di lavoratori in stato di bisogno, hanno emesso e annotato fatture per operazioni inesistenti al fine di evadere le imposte, con conseguenti benefici fiscali sia per i committenti, sia per le diverse società e cooperative appaltatrici, costituite ad hoc.

Le indagini della maxioperazione – iniziate nel 2019 coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Civitavecchia – sono state sviluppate dalle Fiamme Gialle di Tarquinia attraverso articolati servizi di osservazione, perquisizioni e sequestri, audizioni di decine di operai, esame di migliaia di documenti contabili ed extracontabili, numerosi rapporti bancari e intercettazioni telefoniche, che hanno portato alla luce un sistema perverso e spregiudicato di sfruttamento di manodopera. Il meccanismo illecito posto in essere prevedeva che i dipendenti di alcune società commerciali, per la maggior parte cittadini italiani da tempo regolarmente assunti, pur continuando a prestare servizio e mantenendo le medesime mansioni presso gli stessi datori di lavoro, transitassero solo cartolarmente alle dipendenze di società cooperative appositamente costituite, che formalmente li mettevano a disposizione dei datori di lavoro originari mediante la stipula di un contratto di appalto o di distacco fittizio.

Tale passaggio era spesso perpetrato all’insaputa dello stesso lavoratore. Il beneficio generato, perpetrato attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per 13 milioni di euro, era quello di ridurre illegalmente i costi fiscali e del lavoro, cui conseguivano la massimizzazione dei profitti e vantaggi competitivi sul mercato, consentendo di abbattere il costo della manodopera e di ottenere illeciti risparmi Iva, imposte dirette e Irap, portando a un illecito vantaggio complessivo, in termini di tassazione, superiore ai 9 milioni di euro.  Gli oltre 300 lavoratori coinvolti sono inoltre stati impiegati a fronte di una retribuzione salariare minima subendo, tra l’altro, la lesione di diritti primari tra i quali la fruizione delle ferie e il trattamento di fine rapporto. Le attività ispettive, eseguite nei confronti di 29 indagati e di 42 aziende, hanno condotto all’esecuzione di 47 perquisizioni presso i domicili degli indagati e delle aziende a essi riconducibili (tra Tarquinia, Montalto di Castro, Civitavecchia, Fiumicino, Frascati, Roma, Novara, Campobasso e Anagni), e al sequestro preventivo di immobili, quote societarie e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di 612mila euro quale profitto del reato.

L’azione di servizio è stata poi diretta all’esecuzione di 17 controlli e verifiche fiscali, nonché all’approfondimento delle implicazioni che la frode perpetrata aveva riverberato sulle posizioni previdenziali dei lavoratori implicati, svelando così una truffa aggravata ai danni dell’Inps, commessa dai datori di lavoro e dai titolari delle cooperative per non aver operato né versato le ritenute, riferibili alle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, per 250mila euro. I lavoratori venivano dichiarati come neo assunti in capo alla cooperativa appaltatrice, al fine di beneficiare illegalmente delle agevolazioni contributive previste per le nuove assunzioni e per la trasformazione dei contratti di lavoro secondo le leggi di stabilità 2014 e 2015. Tali benefici, però, erano assolutamente indebiti, sia perché il passaggio alla cooperativa, come detto, era del tutto fittizio, sia perché la Legge non consente di percepire le agevolazioni in parola se non si rispettano i minimi retributivi previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro, cosa che in questo caso non avveniva.

 

 

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