Lockdown e disturbi alimentari

Ott 25, 2021

I disagi dovuti dalle necessarie restrizioni hanno favorito lo sviluppo di anoressia e obesità
di Redazione

lockdown e disturbi alimentariLockdown e disturbi alimentari sono comparsi anche nelle indagini online di tanti adolescenti italiani: se nel 2019, infatti, la ricerca di questa definizione aveva avuto un andamento intermittente, con un picco a ridosso della stagione estiva, nel 2020 è stata costante. Sempre nel periodo del lockdown, ha fatto il suo ingresso tra i temi più cercati in rete anche il body shaming, con un picco consistente nel marzo 2020. A illustrare questi dati è Giuseppina Rosaria Umano, pediatra presso il Dipartimento della donna, del bambino, di chirurgia generale e specialistica dell’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli.

«Le caratteristiche specifiche della vita durante il lockdown, come l’alterazione delle routine quotidiana, l’aumentata esposizione ai social media, la riduzione delle attività all’aperto, l’isolamento sociale, le difficoltà economiche – spiega l’esperta – sono tutti elementi che possono costituire il nucleo sia dell’anoressia che dell’obesità, che sono due facce della stessa medaglia. Considerando gli accessi al Servizio sanitario nazionale per restrizioni alimentari o per disturbi del comportamento alimentare, si è visto che nei primi sei mesi del 2020 c’è stato un aumento del 41% degli accessi di pazienti adulti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I pazienti con anoressia nervosa ai pronto soccorso nel 2020 sono risultati più magri e più instabili a livello medico, tanto da aver bisogno di ricovero entro le quattro settimane successive. In questo gruppo di pazienti che hanno riportato il Covid come causa scatenante del disturbo alimentare, è emerso un forte aumento dell’iperesercizio, probabilmente a compensazione dell’impossibilità di ricorrere a pratiche come il vomito o l’uso di lassativi. Inoltre, rispetto al punto di vista dei genitori, l’iperesercizio potrebbe essere stato scambiato come un’attenzione alla salute, considerato anche che durante il lockdown i medici hanno insistito molto sulla necessità di muoversi e non aumentare la sedentarietà».

Passando all’altra faccia della medaglia, del lockdown e disturbi alimentari c’è l’obesità. «Da una ricerca condotta nel nostro Paese su circa 400 famiglie – illustra Rosaria Umano – è emerso che il 67% degli adolescenti e il 55% dei bambini ha mostrato un aumento ponderale di almeno 3 chili nei primi sei mesi del 2020, dovuto a un cambiamento delle abitudini alimentari, con consumo di più pasta pizza prodotti da forno per i più piccoli e più carne rossa per i più grandi». Anche presso l’Università Luigi Vanvitelli è stato condotto uno studio longitudinale dedicato al rapporto emotivo dei bambini in età scolare con il cibo: su 100 partecipanti alla survey, in media è aumentato significativamente l’interesse per il cibo e l’iperalimentazione emotiva mentre si riduce il senso di sazietà. Non sono state registrate invece differenze nella lentezza del mangiare, nella selettività alimentare e nel piacere del mangiare. «Tutte caratteristiche che – conclude Umano – rimandano a un fenotipo cosiddetto obesogeno».

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