Ondate di calore e alluvioni spaventano l’Italia

Set 24, 2021

I mutamenti climatici causeranno mortalità, caldo, allagamenti. Occorrono piani, progetti e strategie. Ecco il rapporto analisi del Rischio. I cambiamenti climatici in sei città italiane» della Fondazione Cmcc
di Francesca Lici

ondate di caloreOndate di calore e alluvioni colpiranno le città italiane a causa dell’emergenza climatica. Gli scienziati se lo aspettano. E lanciano l’allarme: a fine secolo 50 giorni in più di caldo intenso l’anno per Napoli rispetto a inizio secolo, 30 in più Milano, 29 a Torino e 28 a Roma. Venezia a rischio allagamenti dopo aver già superato la soglia critica del livello idrico 40 volte negli ultimi 10 anni. A Napoli piogge intense che fino a oggi si sono verificate ogni 10 anni potrebbero verificarsi ogni. Tutto è contenuto nel rapporto «Analisi del Rischio. I cambiamenti climatici in sei città italiane». Realizzato dalla Fondazione Cmcc, Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici, la prima analisi integrata del rischio climatico in Italia. Un documento che mette a frutto dati ad altissima risoluzione per proporre una rassegna del clima, degli impatti, dei rischi e degli strumenti di cui si stanno dotando Bologna, Milano, Napoli, Roma, Torino e Venezia.  Si tratta di realtà molto diverse ma accomunate da tre aspetti: le temperature sono aumentate negli ultimi trent’anni e continuano a farlo, tutti gli scenari evidenziano rischi crescenti per ondate di calore e alluvioni urbane, gli scenari mostrano che le strategie di adattamento riducono la portata degli impatti negativi, soprattutto per la mortalità legata a ondate di calore. La tendenza di crescita della temperatura media si rileva significativamente nel corso degli ultimi trent’anni (1981-2020). Questo è un dato comune a tutte le città. Così come per tutte, gli scenari futuri mostrano aumento sia delle temperature medie (+2 gradi a fine secolo nello scenario che prevede l’applicazione di politiche climatiche) che per il numero di giorni molto caldi in un anno, indicatore rilevante per le ondate di calore (in crescita in tutte le città in tutte le stagioni).

Gli impatti dei mutamenti causeranno caldo e mortalità, precipitazioni e allagamenti – avverte il rapporto della Fondazione – Il fenomeno delle ondate di calore è comune a tutte le città, con una tendenza di crescita che appare già in atto e con incrementi significativi ma diversificati nelle diverse realtà: 50 giorni in più di caldo intenso l’anno negli ultimi decenni del secolo per Napoli rispetto a inizio secolo. Trenta a Milano, ventinove a Torino,  ventotto a Roma. I problemi legati agli allagamenti da piogge intense sono esacerbati dall’ambiente urbano a causa della densità dell’ambiente costruito, dell’impermeabilizzazione del suolo e di specifiche caratteristiche delle singole città. A Venezia negli ultimi 150 anni il livello idrico relativo della città è cresciuto di oltre 30 centimetri e la soglia critica è stata superata 40 volte negli ultimi 10 anni. A Milano si sono registrati 150 eventi di piena negli ultimi 140 anni e in anni recenti si sono manifestati meno giorni piovosi, ma piogge più intense. A Napoli, piogge intense che fino ad oggi si sono verificate ogni 10 anni, potrebbero verificarsi ogni 4. A Bologna, invece, mentre la rete di drenaggio protegge la città dal rischio idraulico, secondo le proiezioni climatiche ci si aspetta per il futuro un aumento di intensità e frequenza di fenomeni di allagamento. Molti e diversi sono i modi con cui le città individuano, analizzano, valutano, comunicano il rischio connesso ai cambiamenti climatici. Se tutte le città si concentrano sull’analisi dei rischi connessi a ondate di calore e allagamenti, diverse sono le strade che ciascuna percorre per sviluppare piani di intervento. In alcuni casi (Milano, Bologna, Torino) la macchina amministrativa è dotata di elevate competenze e capacità tecniche, in altri casi (Roma, Napoli, Venezia), mentre si procede alla formazione delle capacità necessarie, si punta a collaborazioni con Università e centri di ricerca del territorio.

I dati del rapporto «Analisi del Rischio. I cambiamenti climatici in sei città italiane» sono il risultato di analisi di ultima generazione, in particolare per le informazioni inerenti la tendenza dell’ultimo trentennio, e sono stati utilizzati, per la prima volta nell’ambito di un’analisi sistematica del clima nelle città italiane, modelli a una risoluzione di 2 Km. Per ciascuna delle città il rapporto propone quattro sezioni specifiche:  Clima: gli scenari futuri, ma anche le tendenze che possiamo individuare in quello che è accaduto negli ultimi 30 anni. Impatti climatici: analisi di come gli impatti legati a temperature e precipitazioni hanno interessato e interesseranno le metropoli. Valutazione dei rischi: una rassegna di come ciascuna delle città elabora la valutazione del rischio da cambiamento climatico. Strumenti di adattamento: una sintesi ragionata degli strumenti di cui i centri urbani si stanno dotando per implementare strategie e piani di adattamento ai cambiamenti climatici. Piani, progetti, strategie: anche in questo caso – avverte il rapporto – sono molto varie le risposte che sono già state attivate dalle diverse città e le azioni che vi sono incluse, che siano azioni di tipo istituzionale (come politiche, leggi, o opzioni economiche), sociale (che coinvolgono ambiti educativi, informativi e opzioni comportamentali), strutturali e fisiche (tecnologie, servizi, ecosistemi, ambiente costruito).

La scelta di queste azioni e la definizione degli strumenti dipende da molti aspetti, inclusi lo stato di avanzamento dei piani e dei progetti e l’opportunità di alcune azioni rispetto alle esigenze specifiche della città. Il quadro che ne emerge, in questo caso, è estremamente variegato. «Questo lavoro è una assoluta innovazione nell’ambito dell’analisi e della gestione del rischio da cambiamenti climatici su scala urbana – ha spiegato Donatella Spano, del Cmcc e Università di Sassari che ha curato il rapporto con Valentina Mereu della Fondazione – L’obiettivo è quello di fornire uno strumento che, fondato sulle più recenti conoscenze scientifiche, possa contribuire a rendere le nostre città più pronte e preparate agli anni che stiamo vivendo e che vivremo, nel segno della sostenibilità e della resilienza. Per raggiungere questo obiettivo, il rapporto mette a disposizione un’integrazione di dati climatici originali con una rassegna approfondita sullo stato dell’arte della conoscenza sugli impatti da cambiamenti climatici e sugli strumenti e i metodi che le città hanno a disposizione per valutare, analizzare e affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici»

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