La siccità e il rischio desertificazione della dorsale adriatica

Set 9, 2021

L'Anbi: «il perdurare della carenza di significative precipitazioni sta creando seri problemi di approvvigionamento idrico specialmente nelle regioni adriatiche»
di Redazione

situazione sorgente capodacqua 1 luglio spigno saturnia ato 4Da Nord a Sud d’Italia stanno virando, verso una conclamata aridità, territori finora caratterizzati da piogge a macchia di leopardo e sempre più rade. Così anche il Molise, finora considerato un’oasi del Centro Sud Italia, si scopre siccitoso con la diga del Liscione, a Guardalfiera, che segna livelli inferiori di oltre 2 metri rispetto al 2017, caratterizzato da forte siccità. Non va meglio nel confinante Abruzzo, dove è stato sospeso il servizio irriguo dalla diga di Penne per esaurimento della disponibilità di acqua.  Risalendo la dorsale adriatica, nelle Marche le dighe trattengono volumi idrici, inferiori di circa 10 milioni di metri cubi alla media degli ultimi 5 anni; anche i fiumi della regione non segnalano significativi miglioramenti nelle portate, ma anzi il Sentino segna il record negativo, scendendo a -40 centimetri sullo zero idrometrico.

Le zone costiere della siccitosa Romagna sono ormai vicinissime alla zona rossa per l’assenza di precipitazioni, dove entreranno probabilmente già dalla settimana prossima. I  corsi di acqua emiliani minori si mantengono su livelli bassi, mentre i fiumi Trebbia e Taro sono a secco dalla terza decade di agosto. Anche l’Enza è sotto il minimo storico mensile, mentre le dighe del Molato e di Mignano, nel piacentino, sono in media con lo scorso anno. Altra regione in sofferenza è la Toscana, dove i fiumi scendono tutti sotto media con Serchio e Ombrone, che hanno livelli ben al di sotto del deflusso minimo vitale. Anche in Umbria le precipitazioni, seguendo un’alternanza annuale, sono inferiori alla media e la diga di Maroggia è ai livelli minimi. Al Nord, Il fiume Po è in regime di magra ordinaria, seppur presenti portate dimezzate sia rispetto alla media storica che all’anno scorso; tra gli altri fiumi piemontesi (tutti con portate inferiori allo scorso anno), va segnalato il Tanaro che, pur in leggera ripresa, ha una portata ridotta a meno del 30 per cento sul livello 2020. Secondo l’indice Spi (Standardized precipitation index) di Agosto, si rileva una siccità estrema per tutta la fascia centro orientale della regione. Per quanto riguarda i grandi bacini settentrionali, sono tutti in decrescita stagionale (solo il Garda si mantiene sopra media e il bacino artificiale d’Idro è sceso all 11,4% della disponibilità), dal calo dei livelli del lago di Como consegue la perdita di portata del fiume Adda in Lombardia, dove sono stati significativamente ridotti anche i prelievi dal lago Maggiore. In Veneto, si segnalano un record negativo nel livello del fiume Adige (solo nel 2015 registrò una portata inferiore in questo periodo) e -20% di precipitazioni in Agosto. Scendendo al Centro-Sud, nel Lazio, i fiumi Liri e Saccoì segnano le migliori performance dal 2018. In Campania, le portate dei fiumi Sele, Volturno e Garigliano risultano in aumento, mentre sono stabili quelle del Sarno. I volumi del lago di Conza della Campania e degli invasi del Cilento risultano in calo, ma con riserve elevate. I bacini appulo lucani, che l’anno scorso erano in forte crisi, continuano a servire efficientemente gli utenti irrigatori. Gli invasi della Sicilia registrano invece i dati peggiori dal 2010. In Sardegna, infine, la situazione degli invasi è leggermente migliore dell’anno scorso, ma la tendenza è alla diminuzione dall’inizio del decennio: si è passati dagli oltre 1400 milioni di metri cubi dell’Agosto 2010 ai meno di 1200 dell’Agosto di quest’anno.

«Il report settimanale dell’Osservatorio Anbi sulle risorse idriche conferma così la gravità dei fenomeni siccitosi sul Centro Nord Italia, durante questa estate e il perdurare della carenza di significative precipitazioni sta creando seri problemi di approvvigionamento idrico specialmente nelle regioni adriatiche – commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue». «La risposta per aumentare la capacità di resilienza dei territori non può che essere duplice, pena forti ripercussioni sull’economia non solo agricola del Paese: è necessario, cioè, l’efficientamento e l’ampliamento della rete irrigua del Paese, ma contestualmente anche la realizzazione di nuovi invasi: dai mille laghetti del progetto congiunto con Coldiretti ai 23 nuovi bacini, che abbiamo proposto per essere inseriti nel Pnnr – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di Anbi».

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