Telefono Rosa e Uil Lazio insieme per la cultura della non violenza

Mag 7, 2021

«La violenza di genere non può essere trattata con superficialità perché il rischio è di scivolare negli stereotipi. Ma di violenza si deve parlare per aiutare le donne vittime di maltrattamenti. Il protocollo d'intesa - di durata triennale - si basa sulla consapevolezza che sulla difesa dei diritti non si può arretrare»
di Laura Latini, Segretaria regionale Uil Lazio

telefono rosa e uil lazioE’ uno scambio di conoscenze e competenze il Protocollo d’intesa siglato dall’Associazione Nazionale Volontarie Telefono Rosa Onlus e il Centro di ascolto mobbing e stalking della Uil del Lazio. Una collaborazione nata con l’obiettivo di unire le forze a sostegno della difesa dei diritti delle donne dinanzi all’aumento progressivo di violenze e femminicidi: 30 dall’inizio dell’anno, e siamo soltanto a maggio. I dati statistici ci consegnano una Capitale e un territorio regionale fortemente impregnato dal fenomeno della violenza perpetrata a danno dell’universo femminile. Il fenomeno è drammatico, diffuso e trasversale. Siamo allarmati, come cittadini, come educatori dei nostri figli e come esempio per società civile, che purtroppo dimostra quanto la parità di genere sia un concetto ancora in fieri nell’inconscio collettivo.

Le conseguenze della crisi pandemica non colpiranno tutti allo stesso modo, perché all’interno del nostro tessuto sociale le diverse appartenenze etniche, di genere e di classe hanno determinato profondi squilibri e le donne – soprattutto se migranti o appartenenti a classi meno abbienti o impoverite – pagheranno un prezzo altissimo in termini di diritti e di condizioni di vita presenti e futuri.  Si sono evidenziate e acuite le tipologie di violenze esercitate soprattutto tra le mura domestiche da mariti, fidanzati, compagni, ex o semplicemente uomini maltrattanti, con l’intenzione di colpire e umiliare la donna nel profondo, anche con modalità subdole e del tutto inaspettate. Parliamo di violenze fisiche, sessuali, psicologiche economiche, arrivando a soffocare quel naturale istinto di sopravvivenza che innato scorre nel nostro sangue, rendendo molte di noi incapaci di difendersi dai propri compagni di vita tramutatisi in persecutori.

In più, le dinamiche relazionali con i propri aguzzini inducono la donna a quell’immobilismo perverso generato, da un lato, dal timore di provocare una escalation di violenza senza fine e dall’altro dal sorgere di profondi sensi di colpa determinati dalla forte convinzione indotta di essersela cercata o semplicemente dalla consapevolezza di non disporre delle risorse economiche necessarie per affrontare il cambiamento. Anche per questo il protocollo – con durata triennale – ha un risvolto organizzativo rilevante perché mette a disposizione i nostri Caf e Patronati del territorio regionale per tutte quelle pratiche assistenziali necessarie alle donne in difficoltà, mentre il centro di Ascolto Mobbing e Stalking indirizzerà al Telefono Rosa i casi di maltrattamento che intercetterà sul territorio.

E’ evidente che la violenza di genere si ripercuote sul benessere dell‘intera comunità. La riflessione deve riguardare la politica, che deve sostenere di più la prevenzione. Riguarda la magistratura, che deve garantire la correttezza del processo e tutelare la dignità della donna rigettando i tentativi di ribaltare il rapporto tra vittima e carnefice. Riguarda le forze dell’ordine, visto il ruolo fondamentale nella prevenzione e nella protezione. Nessuno può sentirsi escluso: dal mondo dei mass media con la corretta informazione, alla scuola con il suo compito educativo. Il Piano nazionale di resistenza e resilienza (Pnrr)/Next Generation Italia non dovrà costituire un’altra occasione persa per un ammodernamento del Paese in termini di civiltà. La riqualificazione dei consultori e la previsione di aumenti consistenti di risorse per i Centri antiviolenza riteniamo siano – in tema – misure imprescindibili. Ma la sensazione che il Piano si muova ancora su ragioni culturali di vecchio retaggio è forte.

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