Contagi covid sul lavoro. Roma terza per infezioni

Mar 2, 2021

Un anno di pandemia. Un anno di virus contratto sul posto di lavoro. Ecco tutti i numeri di Roma e delle altre province della regione nell'approfondimento della Uil del Lazio
di Alberto Civica

contagi covidC’è un numero che indica quanto il virus abbia modificato e stravolto la vita delle lavoratrici e dei lavoratori del Lazio: 8760. Tante sono state dall’inizio della pandemia alla fine gennaio le denunce di contagi covid sul lavoro certificati dall’Inail. A contrarre più infezioni di origine professionale sono state le donne (5381), che rappresentano il 61,4 per cento del totale, contro le 3379 degli uomini, la cui percentuale si attesta al 38,6. La differenza di genere si riscontra in tutte le province laziali, con una punta inquietante nel reatino, dove le denunce al femminile (187) sono state più del doppio di quelle degli uomini (70).

La fascia di età più esposta al contagio è stata quella tra i 50 e i 64 anni, che con 3402 denunce pesa per il 38,8 per cento sul totale delle infezioni. Segue con 3320 casi quella tra i 35 e i 49 anni. Tra gli under 34 il numero ha raggiunto le 1858 unità, mentre tra gli over sessantaquattro 180. Trentacinque le segnalazioni che si sono trasformate in decessi, 28 a Roma, 4 a Latina, 2 a Frosinone e una a Rieti. Da quando è stata introdotta questa specifica tipologia di infortunio sul lavoro, a Roma e provincia si sono registrati 6898 casi (il 78,7 per cento di quelli accaduti nella regione), nel territorio pontino 632 (7,2 per cento), in Ciociaria 580 (6,6 per cento), nella Tuscia 393 (4,6 per cento) e nel reatino 257 (2,9 per cento). I numeri della Capitale la collocano ai vertici delle città italiane che da inizio emergenza sanitaria hanno avuto più casi Covid sul lavoro: Milano (10,5 per cento), Torino (7,2 per cento), Roma (4,7 per cento), Napoli (3,8 per cento), Brescia, Varese e Verona (2,7 per cento). Considerando invece soltanto i dati di fine gennaio, Roma scala una posizione, divenendo seconda, dopo Milano e prima di Torino.

Novembre è stato nel Lazio il mese più critico per infezioni avvenute in ambiente di lavoro o a causa dello svolgimento dell’attività lavorativa: l’undicesimo mese del 2020 infatti ha fatto registrare il 26,7 per cento delle totale delle segnalazioni. I dati sono sempre soggetti a una forma di consolidamento perché può accadere che l’iter amministrativo della segnalazione all’Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro scavalchi il mese nel quale avviene la rilevazione. Ma per capire quanto la seconda ondata della pandemia abbia avuto conseguenze negative sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori sia della nostra regione come degli altri territori italiani, basta un dato: il quadrimestre ottobre 2020 gennaio 2021 ha fatto registrare nel Paese 92mila contagi, praticamente il 62,3 per cento di tutti quelli certificati da inizio pandemia che ammontano a 147.875, con 461 decessi. Tecnici della salute, operatori socio sanitari, medici, personale dei servizi sanitari sono le professionalità più colpite. Seguono gli addetti ai servizi di pulizia, i conduttori di veicoli, direttori e i dirigenti amministrativi e sanitari.

Quello raccontato è un panorama desolante. E lo è ancor di più se si considera che a questo approfondimento sfuggono uomini e donne che non hanno assicurazione Inail e o che lavorano in nero  le professionalità che comunque svolgono attività lavorativa e dove l’assembramento è sempre dietro l’angolo. Questa pandemia ci ha fatto scoprire quanto ci sia ancora da fare nel campo della salute e della sicurezza sul lavoro, anche per questo dobbiamo valutare con attenzione le riaperture generalizzate. Non possiamo permetterci altre ondate pandemiche, perchè  il Paese sta ancora pagando cara l’ansia generalizzata di quanto accaduto la scorsa estate.

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