Lo smart working apprezzato da lavoratori e lavoratrici della Pubblica amministrazione

Giu 8, 2020

di Francesca Lici

Lo smatr worrking apprezzato dai lavoratoriLo smart smart working è stato una novità assoluta per oltre un terzo delle amministrazioni pubbliche italiane. Divenuto obbligatorio dallo scorso febbraio 2020 – con le direttive per il contenimento dell’emergenza sanitaria – ha rappresentato una vera e propria rivoluzione quotidiana. Benché sia stato in qualche modo forzato dai rischi connessi alla pandemia da Covid-19, l’88 per cento dei dipendenti che sta lavorando in questa modalità giudica l’esperienza di successo e il 61,1 per cento ritiene che questa nuova cultura, basata sulla flessibilità e sulla cooperazione all’interno degli enti, fra gli enti e nei rapporti con i cittadini e le imprese, prevarrà anche una volta finita la fase di emergenza. Tutto emerge dall’indagine «Strategie individuali e organizzative di risposta all’emergenza» di Fpa (società del gruppo Digital360) cui hanno risposto oltre 4mila dipendenti pubblici. L’indagine è stata condotta tra il 17 aprile e il 15 maggio. Hanno partecipato in totale più di 5.200 persone, di cui l’81% (4.262) dipendenti della pubblica amministrazione. La ricerca rappresenta un’anteprima di «Forum Pa 2020 – Resilienza digitale», la manifestazione tutta in digitale con cui Fpa, dal 6 all’11 luglio, manderà in streaming una settimana di eventi (tavole rotonde, interviste, seminari, academy formative) sui temi dell’innovazione per la resilienza alla crisi.

Attualmente il 92,3 per cento di questi dipendenti della Pubblica amministrazione sta lavorando in modalità smart e per l’87,7% di loro si tratta di un’esperienza completamente nuova, per cui hanno dovuto utilizzare in maggioranza pc, cellulari e connessioni internet personali, spesso condividendo lo spazio in cui lavorano con altri membri della famiglia, e senza ricevere una formazione specifica sul lavoro da remoto. Nonostante ciò, il bilancio dello smart working è ad oggi positivo.

 

 

Lo smart working ha permesso al 69,5% del personale della Pa di «organizzare e programmare meglio il proprio lavoro», al 45,7% di «avere più tempo per sé e per la propria famiglia», al 34,9% di «lavorare in un clima di maggior fiducia e responsabilizzazione». In 7 casi su 10 è stata assicurata totale continuità al lavoro, per il 41,3% dei lavoratori l’efficacia è persino migliorata (per un altro 40,9% è rimasta analoga). Per oltre il 50% la relazione con i colleghi è invariata, per il 20% addirittura migliorata. Il 93,6% vorrebbe continuare a lavorare in smart working. Ma per la maggior parte (il 66%) il lavoro da casa deve essere integrato con dei rientri in ufficio organizzati e funzionali.

«L’emergenza Covid19 – ha commentato Gianni Dominici, direttore generale di Fpa – ha portato un’adozione massiva e rapida dello smart working nella Pa, che può essere il punto di partenza per ridisegnare il futuro del lavoro pubblico. Abbiamo visto che naturalmente le amministrazioni che già stavano sperimentando il lavoro agile hanno saputo reagire meglio all’emergenza, riuscendo a mettere in poco tempo in smart working tutti i dipendenti e superando le difficoltà, tecnologiche e organizzative, causate inevitabilmente da questa introduzione forzata. Questa esperienza sta dimostrando che anche nella Pa è possibile lavorare in modo flessibile, per obiettivi invece che guardando solo agli orari e al cartellino, con effetti positivi sia per l’attività che per la vita personale». Ma c’è molto lavoro da fare affinché lo smart working diventi una modalità di organizzazione del lavoro nella Pubblica amministrazione. «E’ necessario ripensare i processi di lavoro – ha spiegato Dominici – definire puntualmente obiettivi e risultati individuali e fare formazione specifica sull’uso delle tecnologie e degli strumenti di comunicazione, come consigliano gli stessi dipendenti pubblici». «Pur se avvenuta in modo improvvisato – ha concluso Mariano Corso, responsabile dell’Osservatorio Smart working del Politecnico di Milano – l’applicazione dello smart working per la Pa nella prima fase dell’emergenza, ha dimostrato un’efficacia da molti inaspettata, infrangendo stereotipi e pregiudizi e dimostrando che un diverso modo di lavorare nella Pa non solo è possibile, ma può portare grandi benefici per le amministrazioni, i lavoratori e la società nel suo insieme».

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