«La Pubblica Amministrazione sia il valore aggiunto del Paese»

Mag 22, 2020

Nell’immaginario collettivo ha prevalso lo stereotipo dell’impiegato pubblico distratto e svogliato, un perditempo da redarguire. Oggi è chiaro quanto tutto sia stato un concentrato di politica miope dal respiro limitato
di Alfonso Vannaroni

Moderna, flessibile, dinamica, digitalizzata. In una sola parola: vicina ai cIttadini. Tutti la sognano così. Il dibattito sugli standard della pubblica amministrazione sono tornati attuali. Governo e sindacati adesso scommettono: l’esperienza del lockdown non deve essere dispersa. È il momento per cambiare pelle alla macchina amministrativa. «Considerando il cittadino come una risorsa – dice Paolo Dominici, Segretario regionale Uil Lazio – progettando ogni servizio sulle sue esigenze». Usufruire digitalmente in questi mesi di emergenza sanitaria di un servizio pubblico è stata una necessità. «Adesso – aggiunge – si tratta di non disperdere questa esperienza e puntare con decisione sull’ammodernamento, perché se la Pubblica amministrazione sarà migliore, lo sarà anche il Paese».

Parliamo di snellimento e semplificazione da oltre venti anni. Ma è processo che sembra non aver fine. «La riforma Bassanini ha tradito le aspettative quella del ministro Brunetta fu imposta. Ecco spiegato perché negli anni l’obiettivo di semplificare i rapporti tra Pubblica amministrazione e cittadini ha ottenuto sempre risultati inferiori a quelli sperati. In realtà semplificare è stato più sinonimo di tagli economici e organizzativi piuttosto che di vera e propria agilità di procedure. Nell’immaginario collettivo ha prevalso lo stereotipo dell’impiegato pubblico distratto e svogliato, un perditempo da redarguire, come se non fosse un cittadino a sua volta usufruisce dei servizi della Pa. Oggi è chiaro quanto il tutto sia stato un concentrato di politica miope dal respiro limitato».

C’è il decreto Rilancio. La ministra Fabiana Dadone scommette sul rinnovamento della macchina amministrativa. Lei cosa pensa? «I tempi appaiono maturi. Questa emergenza sanitaria con le esperienze del lockdown e dello smart working sembrano aver dato un impulso decisivo. È presto per dirlo, ma sembra che ci siano i presupposti per avviare una trasformazione della Pubblica amministrazione. È chiaro che bisogna investire risorse per la digitalizzazione e per una adeguata formazione di tutto il personale. E’ altrettanto evidente che in tempi di emergenza sono necessarie risposte veloci. Dirigenti e funzionari devono essere messi nella condizione di scegliere, di decidere, tutto questo si intende sempre nell’alveo della legalità e della provata buona fede».

Intanto dopo il lockdown siamo ripartiti. Uno sguardo a quanto accade nel Lazio. «L’emergenza sanitaria ha cambiato le nostre abitudini. E’ per questo che Il sindacato è pronto a confrontarsi con gli enti locali con l’obiettivo di ridefinire gli stili di vita, soprattutto per ciò che riguarda i turni di lavoro, gli spostamenti, gli assembramenti nelle aziende. Occorre una visione strategica che metta insieme tutto, che concili ripartenza e sicurezza. Pensiamo soltanto ai flussi dei pendolari che ogni giorno prima della pandemia entravano e uscivano dalla città. È anche in questa ottica che la riforma della Pubblica amministrazione non è più rinviabile. Serve un cambio di mentalità. Affinché sia moderna, flessibile e digitalizzata bisogna immaginare e lavorare su un’azione di accompagnamento e di rafforzamento che deve poter contare su più leve strategiche come il potenziamento delle risorse umane sia in termini quantitativi, rimpiazzando gli esodi e commisurando gli organici ai nuovi compiti, sia qualitativi con assunzioni mirate a obiettivi strategici da raggiungere. Bisogna agire sull’aspetto motivazionale, dire stop allo scaricabarile. E infine l’engagement dei cittadini e delle imprese che devono essere parte attiva di questo processo di empowerment delle amministrazioni pubbliche svolto nell’ottica dell’amministrazione condivisa e della partecipazione».

Su queste basi il sindacato c’è? «Noi apprezziamo lo sforzo di ragionare per obiettivi. Chiediamo però al governo di coinvolgerci, di condividere questa riforma con le rappresentanze dei lavoratori, di contrattare regole precise e stessi diritti tra chi in futuro lavorerà nelle aziende e chi invece opterà per lo Smart working. Una moderna amministrazione può nascere soltanto se dietro ci saranno moderne relazioni sindacali che regolino ad esempio il lavoro agile, lo smart workIng. La pubblica amministrazione deve essere il valore aggiunto del Paese. E’ questo l’obiettivo che insieme dobbiamo raggiungere».

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