Salute e Sicurezza sul lavoro? Una priorità

di Laura Latini, Segretaria regionale Uil Lazio

Non rispettare le regole è una violazione della libertà degli uomini e delle donne a lavorare e vivere nei propri contesti. E’ mancato rispetto della dignità personale del lavoratore.  Nelle piccole realtà lavorative, nelle medie e piccole imprese spesso la prevenzione è più forma che sostanza. Ed è lì che troviamo l’incidenza maggiore di infortuni. Interi settori che sfuggono agli adempimenti e ai controlli in tema di salute e sicurezza. Da decenni noi organizzazioni sindacali operiamo per favorire l’evoluzione di quella cultura antropica chiamata «benessere organizzativo» che vede il proprio baricentro nel benessere non solo fisico ma anche psichico dell’individuo all’interno dei posti di lavoro.

Da sempre sostengo che il benessere organizzativo costituisce lo snodo centrale attraverso il quale passa l’efficacia e l’efficienza produttiva di qualsiasi organizzazione lavorativa. È imperativo, quindi, che in ogni processo di sviluppo aziendale e territoriale si radichi il concetto di profittabilità sana, secondo il quale la realizzazione degli utili non va disgiunta dall’esigenza di rendere l’organizzazione sempre più solida e caratterizzata dalla cura costante delle condizioni di lavoro e dalla valorizzazione delle professionalità e di quel fondamentale concetto di equità tra il dare e il ricevere. Ritengo sia imprescindibile la necessità di  studiare l’impatto delle nuove tipologie di organizzazione del lavoro sulla salute e sicurezza dei lavoratori. Pensiamo ad alcuni fenomeni di rischio, collegati all’organizzazione del lavoro con specifico riferimento alla ripetitività, alla monotonia, ai ritmi intensi, all’eccessivo carico di lavoro e alle eccessive sollecitazioni, che portano a un inevitabile abbassamento della soglia di attenzione causa, spesso, di fatali epiloghi. Sono convinta che una gestione sinergica dell’organizzazione del lavoro e della direzione del personale, unita a un costante confronto con le rappresentanze dei lavoratori sulla sicurezza siano cardini essenziali per promuovere il benessere delle persone e conseguentemente un elevato livello di produttività.

Un maggior rischio di incidenti e malattie professionali si riscontrano nel lavoro precario, essendo generalizzata la tendenza ad assegnare compiti pericolosi, rischiosi o da prestarsi in ambienti insalubri che il personale direttamente dipendente dell’impresa, di norma, rifiuterebbe. Ritengo utile ribadire con fermezza che una cultura sulla salute e sicurezza non si costruisce soltanto con il rispetto delle norme ma focalizzando l’attenzione sull’organizzazione del lavoro, materia nella quale il ruolo del sindacato e della contrattazione è determinante. Come donna e come sindacalista ritengo sia fondamentale in un’ottica di prevenzione, rimodulare l’attuale organizzazione del lavoro comprendendo anche il punto di vista delle donne. Necessario avviare una riflessione sulla contrattazione di genere che deve tradursi in un impegno da riproporsi nei luoghi di lavoro in sede di contrattazione di secondo livello e nell’ambito della contrattazione territoriale. Positivo il Protocollo firmato con Unindustria regionale nel giugno 2017, ma non basta. Questo è solo un piccolo tassello di quella necessaria azione di sistema che riteniamo imprescindibile per aggredire e curare questa grande ferita aperta nel nostro tessuto produttivo nazionale. La formazione e un grande patto sociale: queste le leve per garantire la sicurezza sul lavoro. Ma le risorse vanno implementate. Serve una formazione congiunta che abbracci i lavoratori e datori di lavoro, ma anche dialogo e confronto costante tra Rsl e Rspp, come occasione di scambio e crescita professionale di entrambi, ognuno dei quali svolge un compito preciso all’interno dell’azienda ma al contempo deve collaborare alla riduzione del rischio per la sicurezza dei lavoratori, come ad esempio in un costante aggiornamento del Documento di Valutazione del Rischio affinché non resti un mero atto burocratico.

Le nostre richieste impellenti: arrivare quanto prima alla definizione di una strategia nazionale; ridefinire la normativa per dare forza agli enti paritetici; prevedere meccanismi di riconoscimento per le aziende più virtuose, come nel caso della patente a punti; programmare maggiori controlli ed inasprimento delle sanzioni; fornire risorse umane e strumentali, attraverso nuove assunzioni e investimenti mirati, agli organismi ispettivi decimati da anni di spending review; sviluppare il raccordo con le università e la ricerca per soluzioni innovative per incrementare il livello di salute e di comfort di alcune mansioni lavorative che, secondo la letteratura, sono maggiormente esposte a sviluppare malattie professionali; completare al più presto mappatura e il censimento dei siti contenenti amianto; dare avvio al lavoro del gruppo di Coordinamento regionale costituito con il Protocollo Più Salute e Sicurezza, sottoscritto il 29 aprile scorso. Questi i punti qualificanti sui quali focalizzare l’attenzione, perché la tutela del lavoro – quale elemento fondante il valore sociale della persona – assuma una portata universale, se considerata sotto l’aspetto di tutela della dignitas umana. Ed è proprio nel rinnovato concetto di tutela sindacale che siamo spinti a svolgere un ruolo sempre più attivo e più esteso rispetto al passato.

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