venerdì, Novembre 15

Italia sempre più scucita. Forte il divario tra nord e sud


Il rapporto rapporto Svimez 2019 è impietoso: basso il tasso di occupazione femminile. Oltre 2milioni di persone sono partite per cercare un futuro migliore

di Nico Luzzaro

italia sempre più scucitaAumenta il divario tra Nord e Sud del Paese e riparte l’emigrazione meridionale. Questo quanto emerge dal rapporto Svimez 2019 “L’economia e la società del Mezzogiorno”, che evidenzia come “la modesta crescita osservata nei primi sei mesi, che proseguiva il trend espansivo avviatosi ad inizio 2014, ha lasciato il posto ad un sempre più marcato rallentamento dell’attività produttiva”.

“Nel quadro di un progressivo rallentamento dell’economia italiana- si legge nel report – si è riaperta la frattura territoriale che arriverà nel prossimo anno a segnare un andamento opposto tra le aree, facendo ripiombare il Sud nella recessione da cui troppo lentamente era uscito”. Ci sarà quindi “una sostanziale stagnazione, con incremento lievissimo del Pil del +0,1%”. Stando allo studio, il Pil del Centro-Nord dovrebbe crescere di appena lo +0,3% mentre nel Mezzogiorno l’andamento previsto è negativo: -0,3%.

Anche la dinamica occupazionale rispecchia tale divario: al Sud negli ultimi due trimestri del 2018 e nel primo del 2019 i lavoratori sono calati complessivamente di 107 mila unità (-1,7%), mentre nel Centro-Nord, nello stesso periodo, sono cresciuti di 48 mila unità (+0,3%), con gap occupazionale del Sud rispetto al Centro-Nord nel 2018 pari a 2 milioni 918 mila persone, con picchi soprattutto in alcuni settori, come i servizi, l’industria e la sanità.

Nel Mezzogiorno, inoltre, rimane ancora troppo basso il tasso di occupazione femminile. “Nel 2018 appena il 35,4%, contro il 62,7% del Centro-Nord, il 67,4% dell’Europa a 28 e il 75,8% della Germania”. Molti i meridionali che hanno scelto di andar via negli ultimi anni: oltre 2 milioni nel periodo compreso tra il 2002 e il 2017, di cui 132.187 nel solo 2017. Di queste ultime 66.557 sono giovani (50,4%, di cui il 33,0% laureati, pari a 21.970). Il saldo migratorio interno, al netto dei rientri, è negativo per 852 mila unità. Nel solo 2017, si legge, sono andati via “132 mila meridionali, con un saldo negativo di circa 70 mila unità. La ripresa dei flussi migratori rappresenta la vera emergenza meridionale, che negli ultimi anni si è via via allargata anche al resto del Paese”. Drammatici sono anche i dati relativi all’edilizia scolastica al Sud. A fronte di una media oscillante attorno al 50% dei plessi scolastici al Nord che hanno il certificato di agibilità o di abitabilità, al Sud sono appena il 28,4%.

 

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