lunedì, Settembre 16

Dagli scout alle foreste tropicali. Una passione che si trasforma in lavoro


Il racconto di Maria Rita Gallozzi che certifica la corretta gestione delle foreste e dei boschi

di Redazione

dagli scout alle foreste tropicaliLa passione viene da lontano. Da quando giovanissima con gli scout di Frosinone organizzava escursioni e campeggi. E’ stato un vero e proprio colpo di fulmine quello che ha portato Maria Rita Gallozzi ad approfondire il rapporto con la natura, studiare le sue dinamiche e le sue caratteristiche, fino a farne una professione che oggi le consente di viaggiare per il mondo per certificare la corretta gestione delle foreste e dei boschi.  «Ancora non riesco a credere che vengo pagata per svolgere uno dei lavori per me più belli del mondo», racconta. Dopo aver concluso il liceo nel Capoluogo ciociaro, Maria Rita si è laureata in Scienze Forestali a Viterbo, e dopo aver vissuto in Africa gestendo un Progetto di Sviluppo del Ministero degli Esteri, ha iniziato la sua carriera come Auditor (ispettore) Forestale per enti internazionali (Bureau Veritas, Tuv Sud) e italiani (Csi, Csqa, Icea) che si occupano di rilasciare certificazioni specifiche per aziende del settore legno.

Di ritorno da uno dei tanti viaggi in Africa, la Segretaria Generale della Uil di Frosinone Anita Tarquini ha deciso di incontrarla per capire e scoprire una professione in Italia ancora poco nota. «Il mio ruolo – spiega Maria Rita Gallozzi – è quello di certificare la gestione delle foreste e dei boschi nel rispetto di una normativa internazionale, applicabile alle foreste di tutto il mondo. Mi spetta il compito di controllare se tutti i diritti dei lavoratori vengano rispettati da chi gestisce il bosco, partendo dalle paghe, dalla retribuzione corretta degli straordinari. E poi di verificare se le donne hanno lo stesso trattamento economico degli uomini e se vengono osservate tutte le misure di sicurezza dei lavoratori, sia che la loro attività si svolga in bosco, sia in fabbrica. Sotto l’aspetto ecologico, verifico se il taglio degli alberi viene effettuato correttamente e se viene rispettato l’habitat degli animali e le loro esigenze. Controllo che siano rispettati i Piani di Gestione dei boschi, se si pone attenzione ai fiori rari presenti all’interno dell’area forestale, al modo in cui viene gestita la caccia o i corsi d’acqua. Intervisto poi gli stakeholder, cioè tutte quelle persone che sono interessate dalla presenza del bosco: associazioni ambientaliste locali e internazionali, Carabinieri forestali, ditte boschive, persone che vanno a raccogliere legna, o fungaioli. Tutte quelle persone che possono avere informazioni utili per permettermi di capire come funzionano le cose».

Dagli scout alle foreste tropicaliSe quanto richiesto da queste norme internazionali, rigide e complesse, è rispettato, si ottiene un riconoscimento. Avete mai visto la sigla Fsc o Pefc sui prodotti in carta o legno che acquistate? Bene, queste sono necessarie per per accedere in un certo tipo di mercato che vuole prodotti etici. «Non vado solo in Africa – racconta Maria Rita – ma anche in altri continenti e in Italia, così come in provincia di Frosinone, dove ho lavorato per certificare alcune cartiere del territorio che producono carta con cellulosa che arriva da foreste certificate. Mi trovo a documentare boschi anche in Italia e ogni volta mi chiedo perché nel Lazio non riusciamo a ottenere gli stessi risultati, eppure le nostre aree non hanno nulla da invidiare a tante altre. Purtroppo non riesco ancora a venire come Auditor qui da noi, nei boschi della Ciociaria, dove abbiamo faggete storiche stupende, penso a quella di Prato di Campoli e di Trisulti. Gli enti pubblici che gestiscono queste aree si dovrebbero impegnare per arrivare alla certificazione. Sarebbe una bella conquista per il nostro territorio e sarebbe un bel messaggio da trasmettere in tutto il mondo se anche i boschi della provincia di Frosinone fossero gestiti in modo responsabile e sostenibile avendo ottenuto il logo Fsc o Pefc di buona gestione forestale.  Non nego che da ciociara mi piacerebbe molto poter dire che ho certificato quei boschi in cui da ragazzina andavo a fare escursioni e campeggi. Sarebbe un bel fiore all’occhiello per i nostri paesini montani spesso fuori dai più noti percorsi turistici e ambientali».

Non è sempre tutto così facile come può sembrare a prima vista. A volte si cammina per chilometri in strade sterrate, senza elettricità né acqua potabile. Maria Rita però ha la sua strategia: «Faccio finta di essere in campeggio e cosi il mio entusiasmo resta sempre quello iniziale»

 

 

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