martedì, Giugno 18

La guida Michelin per i senza fissa dimora


Presentata dalla Comunità di Sant’Egidio, la guida elenca tutte le strutture legate al mondo del volontariato per aiutare chi vive in strada

di Francesca Lici

la guida michelin dei poveri In ogni angolo della città. Nelle estreme periferie come nel centro storico. Cercano un pasto caldo oppure un luogo caldo dove dormire. A Roma la Comunità di Sant’Egidio stima che siano circa ottomila le persone in povertà estrema. «Almeno mila vivono per strada o in alloggi fatiscenti, casali abbandonati, discariche, fabbriche dismesse – ha spiegato Augusto D’Angelo della Comunità di Sant’Egidio a margine della presentazione della ventinovesima edizione di Dove mangiare, dormire, lavarsi, conosciuta come la Guida Michelin dei poveri, e della campagna di raccolta fondi A Natale, aggiungi un posto a tavola».

Senza considerare le persone che vivono in occupazioni permanenti e nei campi rom autorizzati, sono 3mila gli uomini e le donne che abitano in luoghi di fortuna all’aperto; 2500 tra edifici abbandonati, macchine e baracche; 2500 presso i centri di accoglienza notturna (tra cui 1700 circa presso parrocchie, associazioni di volontariato e religiosi, 800 circa presso centri convenzionati di Roma Capitale dedicati alla povertà estrema). L’esercito delle persone in estrema difficoltà sale a cinquantamila in tutta Italia. «Chiediamo alle istituzioni di passare dall’emergenza al progetto – ha detto don Marco Gnavi, parroco di Santa Maria in Trasteveree – e a tutti i cittadini di essere sentinelle». Un appello rivolto a tutti, perchè si crei una nuova sensibilità verso chi non ha casa, o è in condizioni di grave disagio e povertà.

Nella guida – dedicata a Modesta Valenti, una senza fissa dimora morta nei pressi della stazione Termini nel 1983 senza soccorso perché il personale dell’ambulanza, considerandola sporca si rifiutò di assisterla – sono elencate 42 mense, 41 gruppi (di cui 14 parrocchiali) che offrono cene in strada, 43 centri stabili per dormire, 29 docce, 37 centri per curarsi, 174 centri d’ascolto (di cui 95 parrocchiali), 10 numeri di telefono per richieste d’aiuto, 38 centri e comunità per alcolisti e tossicodipendenti, 4 entri pubblici e 9 organismi di sostegno per detenuti, 13 centri per donne vittime di tratta, 19 servizi contro il gioco d’azzardo, 25 scuole di italiano per stranieri (di cu i11 presso le sedi di Sant’Egidio) e 5 corsi di formazione per mediatori culturali.

C’è poi la campagna ‘A Natale, aggiungi un posto a tavola’’. Una raccolta fondi (tramite sms o chiamata da rete fissa al 45586) che permetterà di finanziare il pranzo di Natale. Lo scorso anno la Comunità di Sant’Egidio ha potuto invitare al pranzo del 25 dicembre oltre 55 mila persone in difficoltà nel nostro Paese e più di 230 mila nel mondo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.